giovedì 5 settembre 2013

Lo amo...

amo il mondo dei libri, che siano Biblioteche, lettori, veri, e veri ricercatori, quelli che sanno ascoltare, quelli che hanno, talvolta, timore a parlare e poi capaci, più degli avventati parlanti, di dire.
Amo la comunicazione e la generosità, quando - sì, ok, mi stacco da quello che amo per donarlo un poco ad un altro, ti offro con l'oggetto un poco della mia anima, ché ogni cosa letta ha tracciato segni indelebili.

Così questa mattina ho dovuto occuparmi, a causa dell'interesse di una studentessa, di un libro quasi dimenticato, a suo modo, tra i fondamentali.
Non posseduto dalla biblioteca nella quale lavoro, presente in quella di casa mia.

Così ho appena letto queste poche righe, e poiché la data coincide con quella odierna, almeno nel mese e nell'anno e poiché queste coincidenze mi piacciono sempre molto, le riporto di seguito:

"I soldati lo trovarono lì, lo arrestarono e lo informarono che lo stavano portando indietro a Fort Robinson dove avrebbe parlato con Tre Stelle. Al suo arrivo al forte, a Cavallo Pazzo fu detto che era troppo tardi quel giorno per parlare con Tre Stelle. Fu condotto dal capitano James Kennington e da un poliziotto dell'agenzia. Cavallo Pazzo guardò fisso il poliziotto dell'agenzia: era Piccolo Grande Uomo che non molto tempo prima aveva sfidato i commissari venuti a rubare i Paha Sapa, lo stesso Piccolo Grande Uomo che aveva minacciato di uccidere il primo capo che avesse parlato di vendere i Black Hills, il prode Piccolo Grande Uomo che aveva combattuto ultimamente al fianco di Cavallo Pazzo sui pendii ghiacciati dei monti Wolf contro Cappotto d'Orso Miles. Ora gli uomini bianchi avevano comprato Piccolo Grande Uomo e ne avevano fatto un poliziotto di agenzia.
 Mentre Cavallo Pazzo camminava tra loro, lasciando che il capitano e Piccolo Grande Uomo lo conducessero dove volevano, deve aver cercato di sognare se stesso nel mondo reale, di sfuggire all'oscurità del mondo delle ombre in cui tutto era follia. Passarono davanti a un soldato che portava un fucile con la baionetta inastata, e poi si fermarono sulla soglia di un edificio. Alle finestre erano applicate sbarre di ferro e si potevano scorgere uomini dietro le sbarre con le catene ai piedi. Era una trappola per animali e Cavallo Pazzo fece un salto indietro come un animale caduto in un trabocchetto, mentre Piccolo Grande Uomo lo teneva per il braccio. La zuffa durò solo pochi secondi. Qualcuno gridò un ordine, e poi il soldato di guardia, il soldato semplice  William Gentles, conficcò la sua baionetta nel ventre di Cavallo Pazzo.
Cavallo Pazzo morì quella notte, il 5 settembre 1877, all'età di trentacinque anni. All'alba del giorno dopo i soldati consegnarono il cadavere a suo padre e a sua madre. Essi misero il corpo di Cavallo Pazzo in una cassa di legno, la legarono a un traino tirato da un cavallo e la trasportarono all'agenzia di Coda Chiazzata, dove la issarono su una impalcatura. Per tutta la Luna Quando l'Erba Diventa Secca gli indiani in lutto vegliarono il luogo della sepoltura. E poi nella Luna Quando Cadono le Foglie arrivò una notizia atroce: i Sioux della riserva dovevano lasciare il Nebraska e andare in una nuova riserva sul Missouri.
Nel fresco e secco autunno del 1877 lunghe file di indiani esiliati sospinti dai soldati marciarono diretti a nord-est, verso la terra arida. Lungo il cammino, diverse bande si staccarono dalla colonna e fuggirono verso nord-ovest, decise a riparare nel Canada e a raggiungere Toro Seduto. Fuggirono anche la madre e il padre di Cavallo Pazzo, portando con sé il cuore e le ossa del figlio. In un posto che solo loro conoscevano seppellirono il figlio da qualche parte vicino a Chankpe Opi Wakpala, la valle chiamata Wounded Knee."

Dee Brown,
Seppellite il mio cuore a Wounded Knee
Oscar Mondadori, 1977



Mi piacciono i libri che si intrecciano e stabiliscono dialoghi  con i giorni della mia vita, i giorni passati quelli recenti, il presente; forse sono come il filo che ha tessuto la mia storia.
I libri mi piacciono, mi piacciono le persone che sanno usare le parole per svelare non per nascondere.
Mi piacciono le persone che si affidano alle parole, perché hanno fiducia in esse e l'atto dello scrivere così come quello del disegnare a mano libera è bellissimo.

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