giovedì 12 settembre 2013

Lo sguardo e la realtà

Ciò che caratterizza il conoscere di Leonardo, è questo: egli è tutto occhio e mano: ciò che per lui è, deve essere visibile, e ciò che egli conosce, deve essere prodotto con la mano.
Leonardo esalta l'occhio. Inganna meno di ogni altro senso. Rispecchia tutte le opere della natura. Soltanto mediante l'occhio può essere goduta la bellezza del mondo. E poiché si diletta nel contemplarla, l'anima è paga di permanere nel suo carcere  umano. La perdita degli occhi lascia l'anima in una cupa prigione, senza speranza di tornar mai a contemplare di nuovo il sole, la luce del mondo intero. Non esiste dunque nessuno che non preferisca perdere udito e olfatto piuttosto che la vista. Goethe attesta le conseguenze di questo essere-occhio. Poiché Leonardo "intendeva la pittura immediatamente contemplandola e pensava al fenomeno stesso, colse senz'altro nel segno". "Come la facoltà di comprendere e la lucidità proprie dell'intelletto, così chiarezza e  intelligenza erano pienamente convenienti al nostro artista."
Ma quanto l'occhio vede, diviene chiaro solo quando la mano, ritraendo, lo produce. Come la mano, nei settori sezionati di un organismo, attraverso i movimenti pensa senza parola, altrettanto essa fa nel disegnare un modello e nel visibilizzantesi progetto della fantasia, che crea ciò che non si poteva trovare per l'innanzi in alcuna natura. Questo pensare non per concetti, ma in significazioni di linee, forme e figure, è  un conoscere contemplativamente attivo. E se i pittori erano posti sprezzantemente tra gli artigiani, Leonardo rovescia il giudizio. Niente di tutto ciò che esiste nello spirito grazie alla contemplazione può giungere, senza operazione manuale, al suo compimento. Dalla "scienza della pittura" procede la "effettuazione operativa" e questa è più nobile della pura scienza. Il conoscere di Leonardo, di cui egli è consapevole, è pertanto vedere e fare ad un tempo, è contemplare pensante, è contemplazione prodotta nell'opera della mano.
Ma occhio e mano non pervengono a conoscenza, né nella passiva visualizzazione, né nel loro cieco manipolare la cosa in un senso o nell'altro. Soltanto nell'agire pensante, il visibile diventa propriamente visibile.
Questo agire pensante esige due condizioni: esso si realizza e si struttura, nel fluido caos della sensibilità, attraverso la matematica. Questa soltanto rende le cose esattamente visibili. "Nissuna umana investigazione si pò dimandare vera scienzia, s'essa non passa per le matematiche dimostrazioni [ . . . ]". Leonardo ha in mente un'assolutamente evidente matematica del visibile. Egli intende per matematica ogni regolarità e normatività accessibili all'occhio.
Ma in nessun modo, per lui, la cognizione matematica delle regolari disposizioni è una vera e propria conoscenza del reale. Ad essa deve associarsi la penetrazione nel particolare, nell'infinito dettaglio della effettuale contemplazione. Per questo Leonardo si volge contro l'impazienza e la lode della brevità.  La gente vuole - così  lamenta - abbracciare lo spirito di Dio che chiude in sé l'universo e comportarsi come se non le restasse abbastanza tempo per procurarsi  la piena cognizione di un solo dettaglio, qual è un corpo umano. Quanto a lui, laddove riesce a coglierlo, penetra in questo dettaglio, "con una quasi pedante esattezza", come dice Hegel.
Soltanto nella tensione di una struttura ordinatrice e di una infinita particolarità il Visibile diventa, per Leonardo, il Conosciuto. In nessun punto si abbandona alle bizzarrie della fantasia. Sempre, nella contemplazione, mostra ciò che pensa; sempre la sua contemplazione è pensata. In tutta la pienezza delle sue visioni fondate sui sensi, resta sobriamente disciplinato. Non si rivolge alle forze particolari per scorgervi il soprasensibile, ma vive invece interamente nel mondo reale e rimane in esso, comprensibile all'uomo come uomo, in umana misura.
Leonardo si tiene coerentemente saldo all'evidenza come alla condizione della certezza. Senza occhio e mano non esisterebbe niente per lui. Ciò che esiste per lui, deve essere a portata di occhi e di mani. "E se noi dubitiamo della certezza di ciascuna cosa che passa per li sensi, quanto maggiormante dobbiamo noi dubitare delle cose ribelli a essi sensi, come dell'essenza di Dio e dell'anima e simili, per le quali sempre si disputa e contende [. . .]"

Ma Leonardo ha qualcosa di più in mente. Il prendere e il vedere come tali non sono per lui sufficienti. Il suo filosofare è infinitamente distante dall'empirismo e dal sensualismo comuni. Tutto ciò che può essere per noi, egli lo vede, in un certo senso, come raffigurabile: non solo ciò che gli sta dinanzi della natura esternamente data, bensì anche, e soprattutto, ciò che si mostra allo spirito e originariamente si produce in esso. Conoscere non è un qualsivoglia ritrarre (quel che oggi diremmo fotografare), ma l'oggettivarsi di ciò che è veduto dallo spirito. Così la progressione va dal disegno delle possibili macchine, scorte nella fantasia tecnica, al dipingere che consente all'Invisibile di rivelarsi nel visibile, fino alla consapevolezza del carattere simbolico di tutto il visibile. La fantasia dello spirito ha accessi all'Essere, per il quale l'artista crea le sue figure nel visibile, quell'essere che acquista verità unicamente attraverso la verità di questo visibile.
Leonardo parla della visione delle superfici. Ciò che non diventa superficie, non esiste. Ma l'importante è appunto che si veda nella superficie il fondo, si riesca a guardare entro il sensibile fino alla sua non sensibile origine che parla nella superficie ed è, per così dire, afferrabile, e tuttavia del tutto inafferrabile per i semplici sensi.
Ecco il punto metodologicamente decisivo. Tutto ciò che è reale passa attraverso i sensi. Ma ciò che occhio e orecchio percepiscono, questo è in sé spirituale, se è il giusto sguardo a vederlo. Nel mondo sensibile si manifesta un continuo slancio oltre il mondo sensibile, ma non in un al di là dei sensi. E inversamente: tutto lo spirituale deve, perché esista per noi, divenir superficie.

Karl Jaspers
Leonardo Filosofo
SE Srl, 1988


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