giovedì 1 agosto 2013

C'è un paese sul fiume

in Sardegna, si chiama Bosa.
Questa è una delle foto scattate da me durante il viaggio di pasqua 2013. La foto ritrae un piccolo scorcio del fiume e una delle costruzioni che sorgono sulle sue rive


Stamane sul quotidiano locale ho letto, a proposito del paese in questione e delle politiche ambientali scelte dalla sua amministrazione comunale, un illuminante intervento dello scrittore Giorgio Todde, nato a Cagliari nel 1951.
L'ho collegato al post sul mio viaggio di Pasqua perché nell'articolo si parla della straordinaria bellezza di quella stessa strada, la Alghero-Bosa, che a me aveva ispirato il canto degli Inti-Illimani e che ad altri pare, ispiri la voglia di vedere sorgere attorno ad essa campi da golf e alberghi a tante stelle.


 Riporto il brano finale dall'articolo:

"Ovvio che non si possa detestare l'azione di costruire in sé, ma quando costruire è un mezzo per il profitto di pochi e sperpera il bene non ripetibile della bellezza, quando costruire diviene un'azione priva di filosofia e assomiglia al gioco delle tre carte, allora la critica, il "no" e l'opposizione diventano necessari. Il golf è salutare. Però diventa una malattia quando 18 buche portano con sé 75.000 metri cubi. Tanto più in un luogo sublime dove ogni norma lo vieta. Lo proibiscono il piano urbanistico comunale, il piano paesaggistico regionale, norme europee e il buon senso. Lo sport non è il golf, lo sport è costruire. E il principio è più buche, più cemento.
Però il sindaco di Bosa dice di crederci. E coltiva una pericolosa ostilità tra chi non vuole cemento e una minoranza legata a interessi locali. I nostri Mazarò che accumulano "roba" e con la roba se ne andranno all'altro mondo avvinghiati ai loro metri cubi. Per risolvere la crisi di un sistema morente basterebbero campi da golf e cemento sparso nei luoghi più belli? Il decotto anti-crisi del sindaco farebbe sorridere se non fosse tossico. Dare mattoni all'agonizzante mercato del mattone è come dare droga a un drogato.
Le cicale sarde sono voraci come le altre o anche di più e a forza di spingere carriole di mattoni rimarremo poveri per sempre. Cura, cura amorevole dei luoghi è l'unico possibile investimento. la cura conserva la bellezza e crea un benessere duraturo che non oscilla quando oscillano i mercati lontani. Il sindaco metrocubista chiede le mostrine dell'Unesco ma sostiene il progetto del golf e cemento. E sogna che il piano paesaggistico venga cancellato, che la legge sul golf non sia bocciata dalla Corte Costituzionale, che Bosa modifichi in peggio il suo piano urbanistico e che scompaia il vigoroso movimento civile che gli si oppone. Protegga Bosa, il sindaco, sostenga le leggi che la difendono, riunisca la sua comunità. E nella piccola storia locale conserverà una buona memoria di sé . Sennò lo ricorderemo come un flagello, tra i tanti, di Bosa e dell'isola."

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