venerdì 31 maggio 2013

Il diario

"Lei non mi sta a sentire."
"Invece sì, professore."
"No. Si vede benissimo."
"Ma sì, professore. Guardi mi ha appena fatto osservare che..."
"No. Le ripeto che non mi stava a sentire. Come fa a imparare il gaelico se viene quì per pensare ai suoi amori?"
I miei amori!
Cominciava a seccarmi il mio caro poeta. Mi prendeva per una bambina?
"Ho l'abitudine di punire ogni distrazione con estrema severità," ha continuato.
Proprio così quel furbastro mi prendeva per una bambina. Un altro che, con il pretesto della disciplina e della morale, voleva mettermi le mani sul popò.
Ha spostato indietro la sedia e mi ha ordinato di andargli vicino. Lo stronzo. Un altro generale Dourakine da strapazzo. E ancorché patriota irlandese, un'altro fanatico dell'educazione britannica. Ero decisamente e fermamente contraria a questi procedimenti anglo-russi, ma che barba doversi sempre difendere dalle iniziative degli uomini. Pensando, sì, che per tutti i begli anni della giovinezza, nonché della maturità, e chissà forse anche dopo, avevo l'esempio di Mrs Killarney, pensando, sì, che ancora per molto tempo avrei dovuto costantemente proteggere il mio didietro dagli attacchi dei becchi, mi sono sentita invadere dallo sconforto e per un attimo ho preso in considerazione l'idea di andarmi a sdraiare sulle ginocchia del poeta e di lasciarmi castigare.
Tuttavia la fierezza ha trionfato e ho detto a Baoghal:
"A che scopo professore?"
"Per punirla di non essere stata attenta."
"E come mi punisce?" gli ho chiesto con aria ingenua ma con voce sorniona.
"Lo vedrà, venga."
Però cominciava a essere imbarazzato e anche un pò inquieto.
"Vuole," ho continuato, "sollevarmi la gonna, abbassarmi le mutandine e farmi il culo rosso?
"Oh! Che parola orrenda! Sally, non si vergogna? La punirò doppiamente."
E si agitava tutto paonazzo sulla sedia, ma senza saper più cosa fare."
"E' così dunque? Vuole sculacciarmi?"
"E' così," ha mormorato timidamente.
"Ebbene," gli ho risposto "niente da fare."
Dapprima non ha saputo cosa replicare, poi timidamente:
"E se usassi la forza?"
"Ci provi."
Mi ha soppesato con un'occhiata. Benché fosse un bell'uomo, era un rammollito e per niente sportivo. Ha capito subito che non ci sarebbe riuscito. Del resto doveva immaginarselo, era tanto che mi osservava di sottecchi. Visto che l'intimidazione non serviva, ha tentato un'altra strada, ha cominciato a vaneggiare:
"Via, Sally," ha fatto con aria melliflua, "sia buona, mi lasci fare."
"No e no."
"Piccola Sally, piccola Sally, sia buona, solo due sculaccioncini."
"No."
"Uno per parte."
"No."
"Allora mi lasci solo vedere."
"No."
"Guardi che mi arrabbio."
"Si arrabbi."
"Sally, Sally, acconsenta, una lezione gratis per una bella sculacciata."
"No."
"Due lezioni gratis."
"No."
"Tre."
"No."
"Rifletta, Sally. Con i soldi che risparmia, si può comprare delle calze di seta, un reggiseno."
"Non ne metto."
"E poi, Sally, non fa tanto male."
"Lo so."
"Ah! E come lo sa?"
Cavolo, una gaffe.
"No, non lo so."
"A molte ragazze, piace."
"A me, no."
"E anche a molte donne sposate..."
"Non me ne importa."
"La signora Baoghal, per esempio. La punisco mattina e sera."
Cosa dovevo sentire! Era possibile? La stupefazione è stata più forte della voglia di ridere. Sono rimasta a bocca aperta. Baoghal ha approfittato subito del vantaggio.
"Qui, Sally, su, mi lasci fare. Venga qui, sulle mie ginocchia."
Ma io continuavo a riflettere. Tante cose che non si immaginano. Tanto mistero. Tante azioni nascoste. Tanti segreti.. Tante maschere. Mi è venuto un capogiro. Lontano udivo Baoghal sussurrare:
"Allora, devo venirla a prendere?"
Poi ho sentito un rumore di sedia smossa, ho capito che Baoghal si era alzato, ritenendo il momento propizio per via del mio turbamento. Per fortuna dentro di me si è ridestata la ragione e mi ha suggerito: "Tieni duro". Mi sono alzata di scatto e gli ho gridato sul naso:
"No!"
Non ha fatto più un passo e io mi sono diretta verso la porta:
"Signor Baoghal non si stupisca se cerco un altro professore."
Non che avessi voglia di cambiar professore, ma dovevo pur sottolineare il colpo inferto.
Effettivamente questo gli ha fatto perdere del tutto la testa:
"No, no, Sally. La supplico, non faccia scandali, non dica niente, la prego, rimanga, le prometto che non lo farò più, glielo prometto, glielo prometto, ma rimanga con noi, Sally. Me lo giuri e continui gli studi con me, è la mia migliore allieva, il fiore all'occhiello del mio insegnamento, la prego, continui a venire a lezione da me".
Non ero convinta. Allora lui ha esclamato:
"Del resto, da chi vorrebbe andare?"
"Da Gregor Mac Connan!"
"Gregor Mac Connan!"
Ha sogghignato:
"Se le fa tutte le allieve".
"Cosa vuole dire?"
"Che è un satiro."
"Un becco?"
"Ecco, sì."
Chi l'avrebbe detto, lui così dignitoso e la sua poesia così piena di vergini eteree e di castellane mai adultere.
"Potrebbe darmi ripetizioni suo figlio."
"Timoléon? Tim si intende solo di motociclette. Farfuglia appena."
"C'è O'Céar."
"Ancora peggio."
Lo sospettavo: un bardo...
"Ebbene, andrò da O'Gregor Mac Connan."
"Un pederasta."
"Cosa vuol dire?"
"E' difficile spiegarlo."
"Mi ha parlato della sua vita coniugale, sono pronta ad ascoltare qualunque cosa."
"Ehm...E' un uomo che fa con gli uomini quello che si deve fare con le donne..."
Un'altra cosa strana.
"Un becco per becchi, insomma?"
 "Esatto."
Ho riflettuto e ho concluso:
"Con lui non avrei noie."
"Ma non riuscirebbe a liberarsi di sua moglie."
"Perché?"
"E' una lesbica."
"Cosa significa?"
"Una capra per capre come dice lei."
Sempre più strano.
Vedendomi esitare Baoghal ha dichiarato in tono solenne:
"Sally, le prometto di non importunarla più".
"Me lo giura, signor Baoghal?"
"Glielo giuro."
Pareva sincero.
"Con tutte queste storie," gli ho fatto notare, "è quasi passata l'ora."
"Non conterò questa lezione."
Ovvio.
Adesso non sapevamo più che dire.
Per fortuna mi è venuta un'idea. Un'idea stramba, lo confesso senza falsa modestia. Essa ha varcato la barriera delle mie labbra, prima che me ne rendessi conto:
"Signor Baoghal, perché non mi fa vedere i lavori della signora Baoghal?
"Quali lavori?" ha chiesto interdetto.
"Quelli che dipinge, lì, su quel tavolino, durante le mie lezioni."
Come avevo previsto era completamente sconcertato.
"Ah, le cose che dipinge, lì, su quel tavolino durante le sue lezioni."
Non sapeva come cavarsela.
"Ah sì," ha ripreso, "le miniature, sì, le miniature. Quelle che dipinge, lì, su quel tavolino?"
Annaspava.
"Non posso vederle?" ho chiesto con la mia espressione più pura.
"Ma sì, certo."
Cos'altro poteva dire? Si è avvicinato al tavolino con passo misurato e ha sollevato religiosamente il telo che copriva i lavori della padrona di casa.
Mi sono avvicinata. C'erano tre o quattro miniature finite, o quasi, e due o tre abbozzate. Sempre la stessa cosa. Assomigliavano esattamente e scrupolosamente a quelle che mi aveva mostrato Mève. E' strano come chi ha un'ossessione, ci insista e vi si aggrappi. Da qualunque pianeta o nebulosa venissero, i celesti geni e puri spiriti della signora Baoghal, a un occhio minimamente esperto, com'era adesso il mio, si rivelavano, malgrado le alucce, dei semplici becchi.
Ho additato una figura e ho detto:
"Mi sembra che una parte del corpo di questo qui abbia dimensioni esagerate".
"Aoah..."
"Non trova?"
"Ooah..."
"E quello mi sembra davvero troppo favorito dalla natura."
"Aooh..."
"Quanto a quest'altro, deve inciamparci camminando a meno che non se lo leghi al collo."
"Aooh.."
"Eccone uno che mi sembra più proporzionato, anche se bisogna ammettere che non passerebbe dalla cruna di un ago."
La faccia di Baoghal era uno spettacolo. Da nobile,diventar tanto cogliona, da pomposa, ipocrita, da solida, debole. Si beveva le mie parole come se, a mia insaputa, fossero un oracolo.
"E quello ne ha un bel paio," ho dichiarato, indicando le ali spiegate di uno spirito forse uranico.
"Ouououh," si è messo ad urlare Padraic Baoghal, improvvisamente scatenato.
Ha cominciato a far salti attraverso la stanza, scavalcando sedie (insomma quelle non troppo alte) e scuotendo la criniera già un pò ingrigita. Dopo aver percorso due o tre circuiti, si è voltato verso di me manifestando intenzioni chiaramente satiriche. L'ho aspettato a piè fermo. Un semplice sgambetto mi ha permesso di farlo volare contro la parete. Avendo con il cranio urtato tale ostacolo, il mio aggressore è crollato, completamente suonato.
Quest'ultima scena aveva fatto un pò di rumore, una porta si è aperta, timidamente, e il musetto di Mève si è affacciato. Dopo un occhiata circolare, essa è entrata e si è avvicinata al similcadavere:
"L'ha ammazzato?"
"Ma no, ma no," ho risposto, "tra cinque minuti sarà sveglio."
"Sarebbe stato stupendo, se l'avesse ammazzato!"
Mi ha preso tra le braccia e si è stretta freddolosamente contro di me. Abbiamo guardato in silenzio lo svenuto, lei con grande intensità, a bocca semiaperta da cui sporgeva la punta della lingua rosata. Sentendo che l'osservavo, ha alzato gli occhi verso di me e io ci ho visto tanta tenerezza e tanto ardore che subito le nostre labbra si sono incontrate e le nostre lingue si sono unite in un bacio pieno di ritegno. Poi con mano casta abbiamo valutato reciprocamente le rispettive attrative. Le mutandine mi sono cadute pudicamente ai piedi, la salda presa di Mève mi ha spinto verso il divano e lì, ad occhi chiusi, ho cominciato a provare gli effetti della più pura spiritualità. Nella ombrosa vallata del ribollente ruscello la micia è venuta a dissetarsi, la sua lingua ruvida si accaniva su una minuscola roccia come se volesse farne scaturire una sorgente. Avevo un bel ripetermi: "Tieni duro, tieni duro" ho finito col lasciarmi trasportare, perché, mi chiedevo: "Duro cosa, duro cosa?" e presto si è compiuto il miracolo e mi sono sciolta in una miriade di stelle, bagnando il cielo.
Quando sono ridiscesa a Dublino, in casa del poeta Padraic Baoghal, una dolce testolina riposava tra le mie cosce e i suoi capelli si mischiavano a quelli che un particolare capriccio della natura ha messo come ornamento  delle intime intimità femminili. Ho passato lentamente le dita nella chioma di Mève che ha avuto un fremito e voleva rialzare la testa, ma io gliel'ho spinta giù imperativamente e di nuovo ho potuto godere i pudichi trasporti della mia piccola anima (immortale).
Poi Mève mi ha chiesto:
"Mi dimenticherà, un giorno?"
E io ho risposto:
"No".
Mi sono rimessa le mutandine. Ravviandosi i capelli, Mève si è avvicinata a Baoghal la cui grande anima (immortale) doveva vagare dalle parti di Tir-na-Ong, il regno dei beati.
"Forse sarebbe meglio svegliarlo," ha detto Mève. "E' sicura che non sia morto?"
Ho risposto: "Sì".
Lei gli ha dato un calcio nelle costole, lui ha emesso un brontolio.
"Quella carogna," ha detto Mève.
E io ho risposto:
"Giusto".


da Il diario intimo di Sally Mara
Raymond Queneau
Feltrinelli, 2012
15 edizione




Man Ray
Profile and Hands
1929 ca.

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