lunedì 8 aprile 2013

Reality

Ho appena letto l'articolo di G. B. Zorzoli su alfabeta2 e, su indicazione di slec,  quello di Giorgio Cremaschi. Entrambi hanno alla base delle loro riflessioni il suicidio delle tre persone di Civitanova Marche, solo che Zorzoli pone l'evento all'interno di un discorso sulla perdita della dimensione di realtà della nostra attuale condizione umana; Cremaschi imputa certamente alle recenti misure di politiche del  lavoro, riforma Fornero, in primis, mancata soluzione del tragico problema degli esodati, il numero crescente di suicidi nella nostra nazione.Entrambi hanno, in qualche modo ragione anche se credo che la condizione esistenziale che la metafora scelta da Zorzoli, quella proposta dal film The Truman Show, serva per far comprendere meglio lo sgomento dell'uomo che si sente separato, lontano, diviso da quel sé che era convinto di conoscere e possedere interamente, consapevolezza che non può provenire solo ed esclusivamente dalla propria interiorità ma che, in quanto animali sociali, ognuno di noi si aspetta venga confermata dai nostri simili, dal sistema all'interno del quale viviamo e all'interno del quale, per i sessantenni, significa il tempo di una vita usi ad avere di sé un'immagine più o meno definita, ma che li rappresenta. Se questa immagine all'improvviso o anche lentamente ma inesorabilmente viene distrutta, se il sistema all'interno del quale si vive comunica la falsità della stessa, affermandone contemporaneamente la sopraggiunta inutilità... beh, i passi da fare per il singolo individuo, privato di sè, non sono poi tanti. Se una persona che ha lavorato per quaranta anni nella sua vita  si ritrova senza neppure una pensione, forse il suicidio non è la scelta peggiore piuttosto che elemosinare ad un mondo senza umanità il nulla che è capace di dare. Il punto è che se si giustifica e si offre più realtà a mercati e finanza si contribuisce, o meglio, si è artefici della distruzione del senso di realtà di quelle persone che non trovano di meglio che mettere fine alla propria vita, così contando almeno nell'estrema scelta, così decidendo su di sé ed esistendo nella decisione ultima di morire.

Le politiche del governo Monti hanno contribuito, ancor più che quelle Berlusconiane, a distruggere il senso di realtà delle persone comuni, lo hanno fatto per obbedire ad una entità immateriale che crea ricchezza per pochissimi, sottraendo le condizioni, i mezzi materiali nei quali le persone comuni potrebbero ancora riconoscersi. Abbiamo avuto con il governo Monti e, purtroppo ancora abbiamo, il peggiore dei governi possibili.


2 commenti:

  1. interessante l'articolo di Zorzoli

    qualche anno fa ho letto "Vite di scarto" di Zygmunt Bauman, e lì ci sono molte risposte alle domande sulla nostra vita e su quella degli altri
    cito un post, non mio, che da bene l'idea del perché sia necessrio leggere quel libro, per capire molto.

    http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2005/03/vite_di_scarto_.html

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    1. Letto d'un fiato il post che proponi. Bauman l'ho letto in altre sue prove, e mi era piaciuto molto.
      Mentre cercavo un'immagine da abbinare a questo post ho pensato a quei luoghi, di Africa e America Latina, ai margini delle grandi favelas, dove i bambini giocano e cercano tra i rifiuti...

      Grazie per l'indicazione, lo leggerò senz'altro.

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