lunedì 29 aprile 2013

Nello Stato dei suicidi

Il 9 a Macomer un falegname si toglie la vita nella sua segheria e a Siracusa un commerciante si impicca con un filo di nylon. Il 10 a Ortelli un imprenditore edile si spara un colpo di fucile. Il 15 a Santa Croce sull’Arno il titolare di un’azienda di prodotti chimici è stato trovato morto nella sua ditta. Il 17 a Torino, un muratore si è impiccato con un cavo elettrico in cantina. Il 22 a Bologna un uomo è stato trovato senza vita nella sua casa: aspettava l’ufficiale giudiziario. A Milano due amici, uno facoltoso, l’altro disoccupato, si sono uccisi con un sacchetto di plastica in testa e una bombola di gas aperta. L’elenco dei suicidi di aprile si è aperto con la morte dei coniugi di Civitanova Marche, a cui, in clima di pre-elezione del Presidente della Repubblica, i media hanno dato un certo risalto.

da qui:

Nello Stato dei suicidi

5 commenti:

  1. i suicidi sono come i morti in bicicletta, quasi sempre uno a uno:(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusami caro franz, però questo tuo commento non l'ho capito ...responsabili in due, vuol dire? Uomo/donna e sistema?

      Elimina
    2. se tremila persone muoiono (tutte insieme) in due palazzi se ne parla per decenni, se muoiono tremila pedoni in un anno, non è un problema, non sono una massa, se cade un aereo e muoiono 200 persone è un dramma, se si suicidano 200 persone al mese, separatamente, in luoghi e tempi diversi, si metabolizza tutto

      Elimina
  2. nel mio blog ho usato la metafora del guado... quando le zebre e gli gnu attraversano il fiume, e ci sono i coccodrilli ad aspettare; e non solo i coccodrilli ma le rapide, le buche nascoste, i vortici.
    Ecco, noi siamo al guado: molti restano indietro, molti muoiono, ma quelli che non hanno questo problema dicono chi se ne frega, andiamo avanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' possibile, sì, Giuliano che sia così, l'immagine del guado rende molto bene le crisi, comprese quelle esistenziali che molti di noi attraversano, alcuni di noi pressati da un presente davvero ingiusto, oggettivamente ingiusto.
      Mi ha interessato molto, e molto mi interessa da sempre, cercare di comprendere che cosa spinge a questo gesto. In questo articolo di Paolo Vernaglione, pubblicato su alfabeta2, mi pare di aver letto alcune considerazioni che io stessa avevo fatto in un mio precedente post, soprattutto laddove si parla del suicidio non proprio come un atto di rinuncia o di fallimento ma di affermazione estrema di sé.

      Elimina