sabato 6 aprile 2013

Chi era Tullio Saba?

Un personaggio di Sergio Atzeni, scrittore sardo nato nel 1952 e andatosene da questo mondo attraverso il mare di Carloforte, isola nell'isola, nel 1995.

Tullio Saba è il protagonista assente del romanzo intitolato Il figlio di Bakunìn, è figlio di "Bakunìn", dal soprannome del padre. Di lui, di Tullio Saba, figlio di Bakunìn, viene ricostruita la vita sulle parole e sui ricordi di uomini e donne che lo conobbero ed ebbero con lui rapporti più o meno stretti. Attraverso il modo con il quale i vari personaggi ne dipingono la figura, essi rivelano molto di se stessi, della propria anima, del proprio modo di affrontare la vita, del grado di coraggio, di conformismo, di viltà.

Tullio è un  eroe di libertà, di ribellione, di bellezza, di coraggio e indomabilità.



Amo la scrittura di Sergio Atzeni, è forte, la sento mia nella potenza e nella fragilità delle cose che racconta, è semplice e nessuna parola rimanda un suono vuoto. I grandi scrittori, forse i grandi uomini si riconoscono sempre dall'adesione totale alle parole che esprimono e che li esprimono; i grandi scrittori e i grandi uomini sanno anche quando la parola che scrivono o che dicono rischia di avere un significato diverso da quello che loro vorrebbero, fanno spesso affidamento sull'intelligenza del lettore o di colui che ascolta. Spesso questo provoca grandi delusioni. Quello che proprio non sanno fare è scrivere per ingannare, parlare per adulare. Gli scrittori, quelli bravi, direi meglio, quelli veri, costruiscono ma hanno già dentro di sé l'anima e la bellezza di quello che raccontano, che sia sofferenza o gioia, nostalgia o speranza.
Anch'essi sperano, di essere capiti, di essere amati, di ridare giustizia ad un'umanità maltrattata, derubata, derisa e abbandonata, sperano di cavare dal buio qualche sprazzo di luce, qualche scintilla di verità e amore, da spargere, da dare, da far sentire, da svelare laddove esso è nascosto e dimenticato. Questo i grandi scrittori fanno, contro i pregiudizi, contro i fanatismi e contro le verità preconfezionate, contro la sicurezza falsa di essere sempre e solo nel giusto, contro quella infida di pensare soltanto a se stessi e così "dominare" il mondo.
Quello che di seguito scrivo è quanto ho immaginato avrei potuto dire io, o un'altro personaggio che Atzeni si è dimenticato di intervistare, insomma, è la mia conoscenza di Tullio Saba dopo la lettura del libro.





Tullio Saba, come io l'ho conosciuto, era un uomo bellissimo, del resto un figlio di Bakunìn non poteva non esserlo. Era scuro di capelli, che ha sempre avuto forti, sulla fronte alta. Aveva i begli occhi profondi degli uomini del sud, aveva le belle spalle larghe e la schiena dritta con un portamento aristocratico ma leggero. Non mi sono mai preoccupata di sapere a quale classe sociale appartenesse, i suoi modi erano gentili, viva  la sensibilità nell'interpretazione delle cose del mondo...e, poi, era come me, comunista. Ci  chiamavamo "compagni" all'epoca, ora non si usa più. Faceva il minatore per vivere, ma avrebbe potuto fare qualsiasi altra cosa, se lo avesse solamente voluto; lasciare questa terra, ad esempio, che dà poche possibilità a quelli che partono con poco o nulla, invece la rovina dell' impresa artigiana del padre, di Bakunìn, appunto, il modo nel quale aveva deciso di andarsene da questo mondo,  li aveva lasciati, lui e la madre sgomenti, svuotati della voglia di reagire, di pensare ad un altro modo di vivere, lontano da dove erano nati e avevano vissuto i bei tempi di famiglia allegra, generosa, dignitosissima e invidiata. Da minatore lavorava ma senza mai essere servile o sottomesso, anzi, solidale nei confronti dei compagni di lavoro e preciso, coraggioso e determinato contro quelli che considerava soprusi e ingiustizie da parte dei dirigenti/padroni della miniera.
Tempo precedente la seconda guerra mondiale, tempo di fascismo, quello con a capo il duce, ma sì, Mussolini, proprio lui. Qualcuno dice che è stato proprio quello il motivo della rovina dell'impresa di Antoni Saba, Bakunìn, padre di Tullio. Certo è che le scarpe che Antoni Saba produceva per i minatori erano delle più buone mai utilizzate da minatori al mondo e che la possibilità per i padroni della miniera di avere scarpe di più bassa qualità di quelle create da Antoni a prezzi più bassi avevano fatto sì che l'impresa Saba fallisse.
Così va il mondo, anche adesso, se ci si pensa un poco. Allora era l'inizio di questo capitalismo che dimentica la qualità di cose e persone e che insegue, invece, solo e soltanto l'accumulazione del denaro e, come conseguenza, del potere che esso è capace di dare.

Aveva fatto innamorare più di una donna Tullio, io ero ancora una bambina, ma già l'ho detto, mi incantavo a vedere l'armonia che spirava dal suo volto e dai suoi modi di fare.
Credo che mia madre sia stata una delle sue amanti, voglio immaginare che lo sia stata da amante amata. Ne sono quasi certa, forse certa.
Morì povero ma non fu infelice, forse soltanto triste, di tanto in tanto, come si può non esserlo in questo mondo? Però mai abdicò alle sue idee, al suo sentirsi partecipe della storia dell'umanità non fortunata.
Così come me, che, seppur vecchia ormai, mi sento ancora innamorata di lui come fossi una ragazzina di vent'anni, e di questo non mi vergogno neppure un poco.

2 commenti:

  1. Non ne sapevo nulla... Davvero meraviglioso il mondo dei blog, una delle poche cure rimaste (insieme ai Romanzi) contro l'ignoranza (compresa la mia)...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Nicola della tua risposta...leggilo, perché, secondo me, ti affascinerà almeno quanto affascina me!
      Sai che intanto sto leggendo il tuo libro?
      Sai che mi sono commossa per alcuni episodi che racconti, e che ho ammirato molto alcune combinazioni di parole che non possono che essere definite "poetiche".
      A presto!

      Elimina