domenica 3 marzo 2013

Giovane amore


Il pensiero in corso è nato così:
rientro a casa dopo aver visto mia madre, tranquilla, sorriso e occhialoni da sole (qui, questa mattina splendeva un sole primaverile e caldo). Sono più tranquilla anch'io. I miei sogni di lei non annunciavano catastrofi...non più grandi di quelle rappresentate dalla vecchiaia e dalla paura (perenne) di non farcela. Al rientro a casa, come ormai è abitudine (come salutare senza guardare la persona con la quale si vive, forse) controllo se la mia posta elettronica ha qualche messaggio in più e trovo che mio nipote, l'amato, il mio quasi figlio, il bambino che cercava il mio abbraccio per poter addormentarsi nella stanchezza del dopo gioco, mi ha spedito le foto della sua prima vera fidanzata e rivela per lei, ma anche per tutto quello che lo circonda, e, quindi anche per me, un affetto e una dolcezza che credevo, nella prima adolescenza avesse potuto dimenticare. 
L'ultimo libro che gli ho regalato, penso, è stato Bukowski, grande, sì, ma sull'amore, penso...un libro che parli d'amore senza essere una stupidaggine, senza essere un mattone, senza avere la pesantezza del dubbio che tanto piace a me, ma che sia ironico e dolce, che sia sensuale e intelligente...mi viene in mente questo, regalo del mio compleanno del lontano 2000. Devo comprarglielo, non si discute.


e poi... parla anche un pò di me:

"Gettai un'occhiata nello specchio per ammirarmi con il mio libro di quattrocento pagine e la mia crema alla nocciola, vi scorsi un giovane uomo in piedi al banco, stretto in un abito verde oliva con un enorme libro di almeno quattrocento pagine aperto davanti a sé! E' vero che il libro cambiava tutto. Senza, lo specchio mi avrebbe rinviato l'immagine di un giovane in piedi al banco, il cranio rasato, stretto in un abito verde oliva, in breve: l'immagine di un coglione che sbevazza.
Nascosi il libro. Coglione che sbevazza diceva lo specchio. Lo rimisi sul banco. Giovane uomo che legge diceva lo specchio. Lo nascosi di nuovo. Coglione che sbevazza diceva nuovamente lo specchio.
...Come faceva Mathilde (ancora il nome, ancora il "mio" nome n.r.) ad amare un tipo come me? Lo rimisi nella cornice. Era normale che amasse un giovane uomo che legge Dostoevskij assaporando una crema alla nocciola dal momento che era bibliotecaria"

dalla quarta di copertina di

Jean-Marie Gourio
Silenzio!
Feltrinelli, 2000


"Le presi la mano. Andammo in lavanderia. Lei ficcò due lenzuola in una lavatrice, si procurò della moneta al distributore di spiccioli e prese una dose di detersivo che mise nella vaschetta.
Ci sedemmo in un angolo dove c'era un pò di sole. Le guardavo il collo imperlato di sudore. Le guardavo le ginocchia. Le immaginavo le cosce bagnate. Lei si buttò i capelli dietro le orecchie con tutte e due le mani. Il ciuffo le si spartì sopra la fronte. Mi parlava del Tifone di Joseph Conrad che aveva appena letto e che, ne era certa, mi sarebbe piaciuto. Alcune ragazze tiravano fuori dai panieri mutande e reggiseni, si chinavano e si raddrizzavano nel vapore, dispiegavano la biancheria sporca e agitandosi in quel modo aggiungevano l'odore delle loro ascelle lustre all'odore greve del detersivo. Appoggiai una mano sul suo ginocchio. Lei sussultò. Si guardò attorno. Poi si chinò e tirò fuori il Sapone dal cesto. Era prorio nel posto giusto! La baciai sul collo, le carezzai i seni e, visto che non mi respingeva, feci scivolare una mano tra le sue ginocchia, poi mi inginocchiai davanti a lei e le alzai con delicatezza la gonna. Mathilde si fece scarlatta. Io livido, ma nessuno poteva vedermi perché ero nascosto sotto la sua gonna. Immagino che i suoi occhi non sapessero dove guardare, ovunque il suo sguardo incontrava quello delle ragazze che lavavano le loro cose soffocando dal ridere. Aprì il libro, le mani le tremavano, la pelle delle cosce era bagnata di vapore e di sudore, le braccia luccicavano nell'aria grigio-azzurra attraversata dal sole e satura d'acqua, io baciavo l'interno bianco delle sue cosce, tra le sue gambe c'era una luce molto soave filtrata dal tessuto giallo. Mathilde nel panico leggeva ad alta voce, come se la sua voce forte avesse potuto nasconderci, arriva un uomo con le mani sporche, disse, allora il sapone dimenticato si dà a lui. Non senza qualche malizia. Si avvolge di veli cangianti, iridati, e, al tempo stesso, tende a eclissarsi, a fuggire.
Smise di leggere e strinse le cosce, sentii i suoi baci tremanti sul mio cranio, si raddrizzò, si buttò nuovamente i capelli dietro le orecchie con tutte e due le mani, si appoggiò contro il muro smaltato di azzurro e ricominciò a leggere, la sua respirazione era profonda e rapida, Non c'è pietra più sfuggente in natura. Ma allora il gioco consiste proprio nel tenerlo tra le dita e nell'allettarlo con l'aggiunta di una dose d'acqua sufficiente a ottenere una bava voluminosa e madreperlacea, inspirò profondamente, mentre se lo si lasciasse stare in acqua, vi morirebbe di confusione... allora io le diedi piacere con la lingua. Nessuno si mosse! Mathilde aveva ragione, il libro di Ponge ci aveva protetti, aveva fatto colpo. Può darsi che senza di lui sarebbe arrivata la buoncostume.
Mathilde ripose il libro. Ci guardammo stupefatti. La luce era diventata rosa nella lavanderia e nella strada. Ci prendemmo le mani. Restammo immobili fino alla fine del bucato, i nostri visi tutti rosa riflessi nell'oblò bombato della lavatrice, con dentro i panni bianchi che giravano nell'acqua saponosa; le bolle formavano un diadema nei capelli di Mathilde, pareva una foto di giovani sposi.
Ci fu un temporale a metà pomeriggio. L'acqua invase le strade. Creando fiotti ocra e fangosi allo sbocco delle fogne. Siamo corsi a casa sua con le lenzuola bagnate nella borsa. Ci siamo spogliati per asciugarci. Siamo andati a letto. La luce passava attraverso le tende tirate, un raggio di sole cadeva sui nostri abiti, sulle sue mutande azzurre, sul suo vestito giallo, sul mio abito verde oliva, e faceva danzare la polvere al centro della stanza. Ho visto Ponge sotto il mio slip e Kafka vicino alle sue mutande. Poi non ho visto più niente al di fuori di Mathilde e dei suoi seni bianchi nel sole."

pag. 28-30

7 commenti:

  1. Nipote fortunato, non c'è che dire.
    Un dolce e affettuoso saluto, sia a te che a lui!

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    1. Ciao Nick, che poi questo libro, lo conosci? E' un libro sull'amore ..."in toto", si può dire così? Su tutto quello che vale la pena di essere amato. E' bello, sì. Lo avevo dimenticato, e sarebbe stato davvero un peccato. Ciao.

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    2. No, mi riferivo alla fortuna di avere una zia così. Ma il libro mi ha incuriosito e volevo metterlo in lista, solo che me lo danno tutti fuori catalogo... :-(
      Ciao!

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    3. :-( è vero, Nick, ieri, domenica, ho cercato nelle due librerie aperte in città. Stessa risposta. Fuori catalogo, dunque non prenotabile. Questo pomeriggio provo nella libreria dove ho prenotato il tuo, così ne approfitto per chiedere notizie di quello e di questo.
      Quello che è triste è che dei libri belli, questo non è l'unico che non ho trovato, non vengano più editi e le librerie non ne conservino neppure poche copie per far spazio al "nuovo", sempre "nuovo", solo "nuovo". Forse è inevitabile, del resto le biblioteche esistono anche per questo, però sai, il regalo di un libro che hai amato, seppur dieci o dodici anni fa, è un regalo con un infinito valore aggiunto. Io non regalerei mai un libro perché tra gli ultimi best seller o perchè scritto dalla star di turno, ma sto dicendo banalità, per me e credo anche per te.

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    4. La penso come te. E fino a che punto lo capirai, come esempio pratico, dall'avvicendarsi dell'attuale recensione sul mio blog (un 3- dato a un libercolo che va per la maggiore) con quella successiva (un 9+ a un libro semisconosciuto e piuttosto datato...)
      E vedrai - ne sono immodestamente sicuro :D - che dopo aver letto il mio regalerai pure quello al fortunato nipote... :-))

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  2. Jean-Marie Gourio non lo conosco, ma ciò che hai pubblicato sembra molto interessate. Già, sull'ammmore a tutto tondo. Già, nipote fortunato.

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