mercoledì 27 marzo 2013

Contessa, che è mai la vita?

JAUFRÉ RUDEL

Dal Libano trema e rosseggia
Su ’l mare la fresca mattina:
Da Cipri avanzando veleggia
4La nave crociata latina.
     A poppa di febbre anelante
Sta il prence di Blaia, Rudello,
E cerca co ’l guado natante
8Di Tripoli in alto il castello.

In vista a la spiaggia asïana
Risuona la nota canzone:
“Amore di terra lontana,
12Per voi tutto il cuore mi duol".
     Il volo d’un grigio alcïone
Prosegue la dolce querela,
E sovra la candida vela
16S’affligge di nuvoli il sol.


La nave ammaina, posando
Nel placido porto. Discende
Soletto e pensoso Bertrando,
20La via per al colle egli prende.
     Velato di funebre benda,
Lo scudo di Blaia ha con sé:
Affretta al castel: - Melisenda
24Contessa di Tripoli ov’è?

Io vengo messaggio d’amore,
Io vengo messaggio di morte:
Messaggio vengo io del signore
28Di Blaia, Giaufredo Rudel.
     Notizie di voi gli fûr porte,
V’amò vi cantò non veduta:
Ei viene e si muor. Vi saluta.
32Signora il poeta fedel. —

La dama guardò lo scudiero
A lungo pensosa in sembianti:
Poi surse, adombrò d’un vel nero
36La faccia con gli occhi stellanti:
     - Scudier, - disse rapida - andiamo.
Ov’è che Giaufredo si muore?
Il primo al fedele rechiamo
40E l’ultimo motto d’amore. —


Giacea sotto un bel padiglione
Giaufredo al conspetto del mare:
In nota gentil di canzone
44Levava il supremo desir.
     — Signor che volesti creare
Per me questo amore lontano,
Deh fa che a la dolce sua mano
48Commetta l’estremo respir! —

Intanto co ’l fido Bertrando
Veniva la donna invocata;
E l’ultima nota ascoltando
52Pietosa risté sull’entrata:
     Ma presto, con mano tremante
Il velo gittando, scoprí
La faccia; ed al misero amante
56- Giaufredo, - ella disse, - son qui. -

Voltossi, levossi co ’l petto
Su i folti tappeti il signore
E fiso al bellissimo aspetto
60Con lungo respiro guardò.
     - Son questi i begli occhi che amore
Pensando promisemi un giorno?
È questa la fronte ove intorno
64Il vago mio sogno volò? —


Sí come a la notte di maggio
La luna da i nuvoli fuora
Diffonde il suo candido raggio
68Su ’l mondo che vegeta e odora,
     Tal quella serena bellezza
Apparve al rapito amatore,
Un’alta divina dolcezza
72Stillando al morente nel cuore.

— Contessa, che è mai la vita?
È l’ombra d’un sogno fuggente.
La favola breve è finita,
76Il vero immortale è l’amor.
     Aprite le braccia al dolente.
V’aspetto al novissimo bando.
Ed or, Melisenda, accomando
80A un bacio lo spirto che muor. —

La donna su ’l pallido amante
Chinossi recandolo al seno,
Tre volte la bocca tremante
84Co ’l bacio d’amore baciò,
     E il sole da ’l cielo sereno
Calando ridente ne l’onda
L’effusa di lei chioma bionda
88Su ’l morto poeta irraggiò.

Giosuè Carducci


Der Blaue Reiter, 1911
Vasilij Kandinski


2 commenti:

  1. Kandinski ti voglio bene ... e anche Carducci e Bibliomatilda ;)

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  2. :-)
    (A memoria, o quasi, dall'antologia delle medie...di quando ero bambina, non di quando ero insegnante...vedi un pò tu i sogni delle bambine di...allora!)

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