venerdì 15 marzo 2013

Ancora di donne e di Chiesa

La memoria storica che si ha oggi delle streghe sa che venivano torturate, a lungo e con molta crudeltà; non sa, o non dice apertamente, o non dice sempre, che le torture si eseguivano su donne in parte svestite o del tutto ignude, e che venivano sempre precedute da minuziose ispezioni del corpo della strega per accertare - tale, almeno, era il motivo dichiarato dagli inquisitori - che costei non nascondesse su di sé filtri o amuleti o altre diavolerie in grado di vanificare l'effetto dei tormenti. Le si guardava sotto la lingua e tra le natiche; le si aprivano le gambe a viva forza, e l'aguzzino, o il frate stesso, verificava con le dita che tutto fosse in regola anche in quelle parti più segrete del corpo. (Nel caso nostro, di Antonia, la prima ispezione delle cavità corporee venne compiuta da Taddeo: che ne aveva vinto il diritto e il privilegio giocandolo a "testa o croce" con il figlio - e naturalmente vincendo - mentre attendevano che il Manini li chiamasse nella sala degli interrogatori). Anche i contorcimenti successivi, della strega appesa al curlo per le braccia, o con le gambe spalancate sul tavolo di tortura, facevano parte di un rituale inconsapevole con cui la Chiesa cattolica (e anche quella protestante, a dire il vero) sfogò per secoli, su quelle sciagurate, la sua angoscia e il suo tormento del sesso; la sua paura della donna in quanto Diavolo e il suo bisogno di Diavolo. Quando poi la stagione di quei riti finì - con sollievo di  una parte del clero, e disappunto di un'altra - tutto l'affare delle streghe si impicciolì e si sfumò, razionalizzandosi con il senno di poi, riducendosi ad un errore concettuale in cui il sesso non aveva parte: del resto - e qui arriva in soccorso il falso storico, creato poi dalla cultura ottocentesca - che donne mai erano le streghe? Vecchie orribili, sdentate, con la bazza, piene di porri o di verruche pelosissime; comari idropiche, obese, deformate dalle fatiche e sfiancate dai parti. Chi, per quanto sessualmente represso, avrebbe potuto desiderare donne simili o anche soltanto immaginarsele svestite, senza provarne un indicibile disgusto? Ma la bruttezza fisica della strega come riflesso esteriore della sua bruttezza  morale è una favola fondata su un pregiudizio: una favola romantica. In verità, se si potesse e si volesse andare al fondo di tutta la faccenda, si scoprirebbe forse che le cosidette streghe, nella stragrande maggioranza dei casi, furono comari grassottelle e bellocce, d'età compresa tra i trenta e i cinquant'anni; e che non mancarono tra loro le giovanissime, come Antonia, o le bellissime come quella Caterina Medici di Broni che il protomedico Ludovico Settala, e l'arcivescovo Federico Borromeo, e il Senato di Milano, condannarono come "femmina impurissima, strega e fattucchiera funestissima", ad essere "condotta al luogo del patibolo sopra un carro, tormentata durante il cammino con tenaglie roventi e per ultimo bruciata". (Così il Mauri, autore ottocentesco d'una "novella storica del XVII secolo" in cui viene ricostruita la vicenda, purtroppo vera, di Caterina Medici: una fantesca che finì arsa viva sulla pubblica piazza, a Milano, nel febbraio dell'anno del Signore 1617). In quanto poi alle vecchie con  la bazza, anch'esse certamente esistettero, e qualcuna anche fu torturata come strega: ma è ragionevole, è umano sospettare che le loro ispezioni corporali fossero  un pò più sbrigative di quelle delle giovani, e che gli si consentisse un pò più spesso di subire la tortura con qualcosa indosso? Io personalmente ne sono convinto: e può anche darsi che mi sbagli, ma non credo...
Sottoposta per la prima volta all'annientamento fisico e morale della tortura, Antonia reagì con furore, dimenticando tutte le raccomandazioni della signora Francesca, e la prudenza, e la paura stessa: come quegli animali che non sopportano di sentirsi prigionieri, e s'avventano contro le sbarre della gabbia fino ad uccidersi. Roteò gli occhi, schiumò, urlò, sputò contro i suoi aguzzini, si morsicò le labbra: insomma, si comportò da strega. Infine disse: slegatemi. Vi dirò tutto quello che volete sentir dire da me, e forse anche qualche cosa di più. Da questo momento - annota sul suo registro il cancelliere Prinetti - "incipit confessio Strigae", cioè: incomincia la confessione della strega. Richiesta se avesse visto e conosciuto il Diavolo nel sabba la strega rispose: io non so chi sia costui che voi chiamate il Diavolo; ma se è il contrario vostro, e del vostro Dio, io mi professo sua devota e sua sposa.  Richiesta se al sabba s'univa carnalmente con il Diavolo, rispose di non sapere, in verità, se colui con cui s'univa carnalmente fosse il Diavolo: ma che certamente con qualcuno s'univa. Richiesta se avesse mai invitato le comari che l'avevano denunciata - un'Angela Ligrina, una Maria Ligrina, una Francesca Mambaruti, un' Irene Formica - perché andassero al sabba insieme a lei, rispose con molta fierezza che lei, comunque, il suo Diavolo non lo divideva con altre femmine; ma se anche avesse consentito a fargli conoscere quelle comari nominate dall'inquisitore, lui certamente avrebbe avuto schifo della loro bruttezza, e non si sarebbe unito a loro neppure al prezzo d'uno scudo ciascuna. (Qui, forse, Antonia sottovalutava il suo Diavolo). Insistendo l'inquisitore sulla testimonianza dell'Angela Ligrina, che aveva detto di essere stata più volte invitata da Antonia per il sabba, rispose che con la comare in questione lei non sarebbe andata in nessun posto e a nessun prezzo; e che forse, anzi certamente, la Ligrina si sbagliava di Diavolo, e di sabba. Lo chiedessero a lei, con chi era stata! Richiesta se avesse mai rapito bambini per succhiargli il sangue, e per compiere malefici dopo averli uccisi, rispose: messere no, io queste cose non le so fare e nemmeno mai ho saputo che qualcheduno al mondo le facesse, per quanto malvagio; sono scemenze che si raccontano d'inverno nelle stalle , e che nascono dalle fandonie di voi preti. Avendole poi l'inquisitore domandato se avesse mai sottratto un'ostia consacrata per i suoi sabba: rispose che il suo Diavolo mangiava ben altro che le ostie, e che fossero consacrate o  non lo fossero non cambia niente; sono sempre mollichette senza sale, poco più grandi di un'unghia: un pasto da formicole! Una pagnotta ben cotta - disse Antonia - con dentro tre o quattro belle fette di salame, o di stracchino, vale più di tutte le ostie della terra. L'inquisitore ascoltava senza batter ciglio. "Devo trascrivere queste enormità?" gli domandò il cancelliere Prinetti. "Naturalmente, - disse Manini. - Siamo qui per questo!" Rivolto poi alla strega le fece un'ultima domanda. "E' vero, - le chiese, - che il Diavolo ti si presentava in panni e aspetto d'un camminante, secondo quanto ha riferito al Tribunale la testimone Teresina Barbero?"
"Io mi incontravo col m io Diavolo, - rispose Antonia, - e  non sapevo niente di lui: nemmeno che era un Diavolo! Ma se anche l'avessi saputo le cose non cambiavano. Camminante o Diavolo ci sarei andata lo stesso..."
"Va bene, - disse Manini, - per oggi può bastare". E poi ordinò ai due inservienti di riportare la strega alla sua cella per la via più breve, senza ascoltare i suoi eventuali discorsi e - se possibile - senza neppure guardarla. "Anche un semplice sguardo, - li ammonì, - può condurvi alla perdizione. Il Demonio è astuto!"

Sebastiano Vassalli
La Chimera
Einaudi, 1990


2 commenti:

  1. In questa pagina mi pare sia centrata la sintesi e la finalità del libro. Ma non ci esime dal leggercelo tutto, visto che siamo alla fine.
    Vorrei leggermi anche Storia della colonna infame. Altra penna ma analoga stortura della verità. Un agnello sacrificale ci vuole sempre. C'è anche chi ci fa partire una religione, da queste dinamiche?...
    Grazie per avermelo riproposto.
    Salvo

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    1. Buon giorno, Salvo. Eh già, difficile credere a chi ha sempre detto di agire spinto dalla Verità e poi annoverano nella loro storia questi abissi di orrore. Quello che più sconvolge è come, quando la paura di essere considerati simili a coloro ai quali si sta imponendo un'ingiustizia, si possa esternare, trovando in se stessi, tutta la cattiveria, la malvagità, l'ottusità e la chiusura della mente ai sentimenti, per condannare e schierarsi contro il malcapitato, il capro espiatorio, appunto, l'agnello sacrificale di cui parli. E' accaduto troppo spesso nella Storia dell'umanità, accade tutti i giorni nelle nostre piccole faccende di conoscere la viltà e la stupidità.

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