sabato 9 febbraio 2013

Parlo di me


Parlo di me

Imparo da chi ha qualcosa da insegnare.
Non ricordo le mie prime scoperte, i miei primi apprendimenti, le tecniche imparate per sopravvivere non saprei definirle, nè riconoscerle nei tempi remoti dell’infanzia.
Ho la certezza però che da quando ho iniziato ad imparare, non ho più smesso.
Decenni trascorsi aggiungendo di giorno in giorno, di ora in ora dei piccoli tasselli al mio cervello, alla mia conoscenza e alla mia anima, che non ritengo data in partenza, ma, appunto costruita, creata con l’aiuto del disegno iniziale ma, soprattutto, credo, con l’intervento dell’ambiente che mi ha ospitato, e con quello che sono stata capace di creare, nei miei anni.


Il titolo del post l’ho, totalmente, preso in prestito dal post di Linda, mia amica di internet dai tempi di splinder. Credo di avere imparato da lei l’umiltà-orgoglio di definirsi nel modo più semplice possibile davanti ad una platea ampissima come quella del web, nella quale per le migliaia di anonimi e sconosciuti lettori, vi è sempre un piccolo gruppo di persone più o meno conosciute; queste persone sanno che dietro quel nome, ad esempio il mio, bibliomatilda, c’è una determinata persona. Alcune di loro hanno o hanno avuto con il blogger rapporti importanti, altre hanno avuto modo di applicare anche a questo rapporto, come a tutti gli altri della propria vita, solamente i propri pregiudizi, le proprie fedi e le proprie chiusure.   Sta proprio in questo, credo, il coraggio e l’orgoglio di parlare di sé. Tra l’altro, credo che la differenza tra un blog e facebook, ad esempio, stia proprio nel coraggio della solitudine. Se voleste fare un giro tra i milioni di blog sparsi sulle quasi infinite piattaforme che il web offre, incontrerete migliaia di blog dove nella sezione dedicata ai commenti regna il vuoto assoluto, troverete blog nei quali campeggiano solamente le splendenti solitarie parole dell’anonimo blogger, che ha rinunciato al proprio nome, alle proprie vesti per essere finalmente solo voce scritta, voce da leggere. La voce da leggere rivela in colui che la cerca, rispetto alla voce solo parlata un carattere di volontà, di attenzione, di partecipazione assolutamente diverso. 
Un blog nasce solo e muore solo. Questo non significa che non sia seguito, letto, ascoltato o guardato con simpatia. Non significa neppure che sia del tutto insignificante, non lo è certamente per chi lo scrive.

Ci sono dei momenti, nella mia vita, quando ad esempio cammino spingendo il carrello verso il parcheggio di un supermercato o quando al mattino mi prendo la pausa caffè e, a volte, molte volte, sola, cammino lungo la via dei palazzi, quella laterale, meno frequentata dal traffico delle auto, che cercando di vedere in fondo, l’orizzonte azzurro del mare e le ombre delle torri della zona industriale, (ormai quasi abbandonata), intorno alla baia, penso ai miei passi di quel momento, ai miei sentimenti, alla sensazione del mio presente, degli affetti, delle mancanze, delle gioie, dei desideri, delle mie aspettative passate, dei miei sguardi e delle attese di allora, dei miei silenzi, delle delusioni e anche delle sofferenze che posso avere causato, di quelle che ora non riesco ad alleviare, come a un brutto sogno. 

Sono stata a Roma questo autunno. E’ stato un viaggio bellissimo. Ho trovato la città divina. Nel senso di bellissima, grande e ariosa, forse perché non ci vivo, ho potuto ammirare la bellezza che ospita e sulla quale è stata creata. Quando sono andata via pioveva. Proprio come in questi giorni.





e questa è una delle mie canzoni






nostalgia di un tempo che forse non c'è stato mai.

8 commenti:

  1. il mondo di internet in fin dei conti non è così diverso da quello vero, per trovare un rapporto non superficiale bisogna incontrare molte persone, moltissime. Io leggo, spesso non lascio commenti, mi fermo prima di dire stupidaggini (mi è successo), un commento molto positivo alla tua foto con l'orecchino lo avrei fatto volentieri, ma poi non l'ho messo...
    L'importante è avere qualcosa da dire, e in questo senso mi trovi del tutto d'accordo sul discorso a cui accenni, sul paragone con facebook e twitter (aggiungerei anche tumblr, ci sono dei bei tipi anche lì!).
    Una cosa che molti non hanno ancora capito è che se metti qualcosa on line diventa subito di tutti, chiunque se lo può prendere; a me fa paura, soprattutto visto il successo del padrone di facebook, quello che ha dichiarato più volte che la privacy è un valore superato. Un miliardo di aderenti, se non ricordo male...se ne rendono conto?

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  2. E' vero, sì. Su internet si possono conoscere molte, moltissime persone e sembra un fatto, ormai, così naturale che a volte la privacy, quella che forse è, purtroppo di fatto, superata, sembra qualcosa di superfluo, di non considerabile. E' anche un pò questo il mio brutto sogno, l'impressione di avere perduto un mondo che ci offriva meno, in quantità ma qualcosa di introvabile, ora, in qualità.
    Ieri ho visto in TV, mi rendo conto di guardarla molto più di pochi anni fa, però ho visto una di quelle perle, ormai rintracciabilissime, anch'esse su internet, che erano le interviste realizzate da Pier Paolo Pasolini negli anni Sessanta. Che meraviglia! Poche le parole adoperate dagli intervistati ma quanto spessore e sincerità e coraggio e semplicità nelle cose dette. Ecco, quell'aderenza alla realtà mi manca. Quella consapevolezza che esiste qualcosa che va ancora cercato e imparato, appunto e vissuto...
    Ok

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  3. Condivido il parere sul blog. Dietro un blog c'è sempre una persona, con i suoi difetti, passioni, idee. Non ho mai pensato di entrare invece in facebook, vetrina dove perdi la tua individualità, diventando un numero. Sul tempo che passa, lo sento, ma sono bravo a far finta che non ci sia. La donna cannone l'ascoltavo da ragazzino, in una cassetta musicale di allora del fratellino maggiore (ho un ricordo di una giornata di pioggia, ed io dentro l'auto ad ascoltare quella canzone,con i vetri come quelli della foto).

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  4. Sai cosa? Il tempo per me esiste ma non esiste (alla Veltroni?) spero di no! :-)

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  5. Sapere che sei stata sotto il cielo della mia città mi intenerisce, Mat. :)

    E' un post molto bello, e si vede -con semplicità ed orgoglio- quello che sei, che corrisponde molto a come ti percepisco io: candida, umile ed appassionata.
    Un abbraccio, cara.

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    1. Grazie, Linda, avevo scritto il post un pò di tempo fa, a parte la conclusione, proprio dopo aver letto il tuo. L'avevo lasciato lì, sul desktop, in attesa del momento...

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  6. Oggi sono un pò sfasato. Me ne scuso in anticipo ma provo comunque a riportare il mio monologo interiore che s'è innescato, leggendo il tuo post

    C'è bisogno di mettere il titolo "parlo di me"?
    Forse che non parliamo sempre di noi, anche quando mettiamo una citazione, una fotografia, un brano musicale di altri? Ogni cosa che scegliamo ci rispecchia e ci racconta, che ne siamo consapevoli o meno, poco importa.
    Non è tramite tutto ciò che scegliamo di dire o di evidenziare nei nostri blog che ci raccontiamo?

    Poi è chiaro che ci sono volte che facciamo una ulteriore scelta e parliamo in prima persona di noi stessi.

    Ci vuole coraggio, lucidità e come dici tu, umiltà in questo mettersi a nudo

    Sui blog senza commenti secondo me è l'ennesima conferma che si scrive non per un pubblico ma per se stessi. Prendo il mio caso, quando ho iniziato nel 2005 a tenere un blog, il commento di altri era un fatto sporadico, nei primi sei mesi si potrebbe dire che i miei post corrispondevano esattamente ad una agenda tascabile, ad un quaderno in cui mi appuntavo cose che mi colpivano e stop.
    .
    Non mi interessava che ci fossero commenti e non ne cercavo.Solo più tardi ho compreso che oltre a questa funzione catartica, di scrittura come mezzo per fotografare il proprio dialogo interiore, ci poteva essere un ulteriore livello che era la "condivisione".
    Il guardarsi dentro e poi il definirsi ancora meglio, attraverso lo sguardo (e le parole) dell'altro.
    Ho capito allora che era una crescita questo salto di livello. Da allora è nato lo scambio con le parole degli altri, che in qualche modo permettono di dare un contorno e una profondità maggiore alle parole e al pensiero che fa di te proprio te.

    Sul fatto di "leggere" le parole dell'altro è vero che implica un livello di attenzioen ben superiore al solo "ascolto" delle parole dette. La scrittura ti impone di allertare tutti i sensi per cogliere il senso profondo contenuto in quelle parole nel loro ritmo, nel loro ordine interno.
    E' è un pò come vedere parlare una persona al di là di un vetro. Per comprendere ciò che sta dicendo dobbiamo attivare ogni nostra risorsa e giungere ad un "ascolto amplificato". Leggere il labiale, la sua espressione del viso, il suo gesticolare, la postura, lo sguardo.
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    Leggere una scrittura è tutto questa opera di ricomposizione al nostro interno di un significato.
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    Bello il tuo flash su Roma.

    Piace anche a me e ne ricavo la stessa sensazione: una città edificata su una particolare forma di bellezza. La bellezza del tempo, della stratificazione dell'elemento umano, del sentirsi camminare a fianco della Storia.
    Poi ci sono i colori, i fiori, la mitezza dell'aria e quel vivere in strada che mi riempie di gioia.
    Cosa non darei per trovarmi in uno dei suoi mille bar con i tavolini all'aperto o a villa Borghese o a pranzare ad un ritmo lento alle due di pomeriggio contemplando la gente che trascorre in strada.

    Roma, per me almeno, ti riconcilia con un ritmo più umano, con una dimensione estetica del tuo camminare dentro una città dalle mille risorse. E' una città "clemente" anche quando piove.
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    La pioggia come a volte succede con le lacrime su un volto di donna, la rende più bella, più vicina ed empatica. Buon lunedì, mia cara compagna di viaggio.

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    1. Sempre felice dell'attenzione con la quale leggi le mie parole. Roma: anch'io ci penso spesso, sembra così raggiungibile e talmente bella che uno dice a se stesso - ma perchè non ci faccio un salto? ora? a prendere un caffè lì, in uno dei tavolini di cui parli, a vedere quella festa che capita ogni giorno a Fontana di Trevi con i milioni di persone che la fotografano e che si fotografano con Lei come sfondo? e la magia di Piazza Navona all'imbrunire...doni.
      E' vero che diciamo sempre qualcosa di noi stessi, anche quando non parliamo in prima persona, diciamo che il "Parlo di me" è un espediente retorico per chiedere attenzione maggiore proprio in quanto esseri umani, non soltanto pensiero. Forse è una richiesta più chiara di "affetto", di condivisione maggiore ...come, forse, pubblicare immagini che ci evocano, che ci mostrano, anche solo in parte. Poi è anche vero, come è stato anche qui rilevato, che quando pubblichiamo le nostre parole, le nostre immagini su internet, chiunque può appropriarsene e questo non è per niente piacevole... e allora ecco l'importanza dei "riconoscimenti" da parte delle persone che abbiamo incontrato nel tempo...poi è anche vero che mica dobbiamo far diventare tutto quello che creiamo e che ci circonda una prigione ulteriore... insomma... anch'io sono un pochino così... parlo a ruota libera.. con chi mi ascolta. Ciao

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