lunedì 11 febbraio 2013

Le rose eterne

PARTE PRIMA
Con alcune osservazioni
sopra l'importanza di non fare niente



Dialogo


PERSONAGGI Gilbert ed Ernest
SCENA La biblioteca di una casa a Piccadilly, con vista sul Green Park

[...]

Gilbert   No: le emozioni non ci renderanno cosmopoliti, più di quanto possa farlo l'avidità di guadagno. E' solo coltivando l'abitudine alla critica intellettuale che riusciremo a sollevarci sopra i pregiudizi della razza. Goethe - non fraintendere quanto dico - fu un tedesco fra i tedeschi. Amò il suo paese, nessuno lo amò più di lui. Il suo popolo gli fu caro; e lui si mise alla sua testa. Pure quando lo zoccolo ferrato di Napoleone calpestò vigna e campo di grano, la sua bocca tacque. «Come si possono comporre canti di odio senza odiare?» disse Goethe ad Eckermann, «e come potrei io, per cui soltanto la cultura e la barbarie hanno importanza, odiare una nazione che è fra le più colte della terra e alla quale debbo tanta parte della mia cultura?» Questa nota, che Goethe per primo ha fatto risuonare nel mondo moderno, diventerà, penso, il punto di partenza per il cosmopolitismo del futuro. La Critica annienterà i pregiudizi di razza, insistendo sull'unità della mente umana nella varietà delle sue forme. Se proveremo la tentazione di far guerra a un'altra nazione, ricorderemo che stiamo tentando di distruggere un elemento della nostra stessa cultura, e forse il suo elemento più importante. Fintanto ché la guerra sarà considerata malvagia, conserverà il suo fascino. Quando la si giudicherà volgare, cesserà di essere popolare. Il cambiamento sarà, naturalmente, lento, e la gente non se ne renderà conto. Non dirà «Non vogliamo fare la guerra contro la Francia perché la sua prosa è perfetta», ma poiché la prosa in Francia è perfetta, non odierà il paese. La critica intellettuale unirà l'Europa con legami assai più stretti di quanti possa intrecciare il bottegaio o il sentimentalista. Ci darà la pace che nasce dalla comprensione.
E non è tutto. E' la critica che, non riconoscendo alcuna posizione come definitiva, e rifiutando di legarsi ai vacui stereotipi di qualunque setta o scuola, crea quel sereno temperamento filosofico che ama la verità per la verità, e non l'ama meno perché la sa irraggiungibile. Quanto poco abbiamo in Inghilterra di questo temperamento, e quanto ne abbiamo bisogno! La  mente inglese è sempre infuriata. L'intelletto della razza viene sprecato nelle liti sordide e stupide dei politicanti di second'ordine, o dei teologi di terza categoria.
[...]
Qualunque cosa si avvicini al libero gioco della mente è praticamente sconosciuto fra noi. Si grida contro il peccatore, eppure non chi pecca , ma chi è stupido, è la nostra vergogna. Non esiste peccato se non la stupidità.

Ernest   Ah! Che partigiano dell'antinomia sei!

Gilbert   Il critico artistico, come il mistico, è sempre un cultore dell'antinomia. Essere buoni, secondo il volgare criterio della bontà, è ovviamente facilissimo. Non ci vuole altro che una certa dose di sordido terrore, una certa mancanza di immaginazione, e una certa bassa passione per la rispettabilità borghese. L'estetica è superiore all'etica. Appartiene ad una sfera più spirituale. Discernere la bellezza di una cosa è il punto più bello cui possiamo arrivare.  Persino il senso del colore, nello sviluppo dell'individuo, è più importante del senso del giusto e dell'ingiusto. L'Estetica, in realtà, è rispetto all'Etica, nella sfera della civiltà cosciente, quello che nella sfera del mondo esterno è la selezione sessuale rispetto alla selezione naturale. L'Etica, come la selezione naturale, rende possibile l'esistenza. L'Estetica,  come la selezione sessuale, rende la vita bella e meravigliosa, la riempie di forme nuove, la fa progredire, le conferisce varietà e cambiamento.E quando raggiungiamo la vera cultura che è il nostro obiettivo, conquistiamo quella perfezione già sognata dai santi, la perfezione di coloro per i quali il peccato è impossibile, non perché compiano le rinuncie dell'asceta, ma perché possono fare qualunque cosa desiderino senza nuocere all'anima, e non possono desiderare niente che all'anima nuoccia, l'anima essendo un'entità così divina da riuscire a trasformare in elementi di un'esperienza più ricca, o in una suscettibilità più raffinata, o in una più nuova modalità di pensiero, atti o passioni che presso la gente comune sarebbero ordinari, o ignobili presso gli incolti, o vili presso gli infami. E' pericoloso questo? Sì; è pericoloso, tutte le idee, come ti ho detto, lo sono. Ma la notte è esausta, e la luce della lampada vacilla.
[...]

Ernest  Amico mio, tu sei un sognatore.

Gilbert  Sì: sono un sognatore. Perché sognatore è colui che può trovare la propria strada solo al lume della luna, e la sua punizione è di vedere l'alba prima del resto del mondo.

Ernest  La sua punizione?


Gilbert   E la sua ricompensa. Ma guarda, è già l'alba. Scosta le tende e spalanca la finestra. Com'è fresca l'aria del mattino! Piccadilly si stende ai nostri piedi come un lungo nastro d'argento. Una lieve nebbia color porpora è sospesa sul Parco, e purpurea è l'ombra delle casa bianche. E' troppo tardi per dormire. Andiamo giù al Covent Garden, a guardare le rose. Vieni! Sono stanco di pensare.

da Oscar Wilde
Opere. 
Il critico come artista
a cura di Masolino d'Amico
I meridiani, 2001
pagg. 1153-1156






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