giovedì 31 gennaio 2013

Scelte

Difficile argomento quello sul quale riflettevo oggi, dopo aver "chiacchierato" di politica con alcune colleghe di lavoro e aver dichiarato apertamente la mia scelta di voto.
Voterò per Ingroia. Per il suo movimento Rivoluzione Civile, sperando possa resistere agli attacchi che gli arrivano da ogni direzione, non ancora dall'interno, ma forse non tarderanno neppure quelli.

Non mi appare come un sacrilegio che Antonio Ingroia, nel definire la posizione e le reazioni che la sua scelta di entrare in politica ha suscitato, abbia fatto il nome di Falcone. Paragonandosi a lui? Non credo proprio. Credo volesse parlare dell'isolamento nel quale alcuni individui si trovano quando perseguono con coerenza e onestà l'espletamento dei propri doveri. Ma non solo, bensì anche quando cercano di dare un senso alla propria opera nel mondo, se quest'opera include un'attività di magistratura, quell'opera ha tra i propri obiettivi veri e concreti il raggiungimento di una qualche verità, la riparazione ad una qualche ingiustizia, la lotta a poteri più o meno occulti  che tendono a considerare nulla la vita e il dignitoso benessere degli esseri umani. Falcone ha fatto il magistrato ed è stato assassinato, ancora non si sa bene da chi, come non si sa bene chi abbia compiuto la strage di Piazza Fontana, chi quella di Bologna, o come siano andate esattamente le cose per la strage di Ustica, per la quale è comunque stata riconosciuta una responsabilità dello Stato, di alcuni suoi apparati, almeno nel costante tentativo di non addivenire alla verità. Comunque lo Stato, nel caso di Ustica, ha il dovere, riconosciuto dalla Cassazione, di risarcire i familiari delle vittime. Dopo quanti anni? In quale solitudine ed isolamento si saranno sentiti quei familiari? In quale solitudine ed isolamento quei magistrati e avvocati che hanno cercato nel corso di tutti questi anni di ricostruire e far accettare alla politica, ai vari Governi e Parlamenti l'eventuale loro coinvolgimento se non altro di una mancata vigilanza nei confronti degli apparati militari dello Stato? In quale solitudine i genitori dei ragazzi morti sotto le mani di poliziotti o in seguito ad un fermo in carcere?
Diciamo che di fronte alle ingiustizie  e al loro disvelamento, consapevole o meno, la gente comune e, purtroppo, spesso, anche chi dovrebbe maggiormente indignarsi ed intervenire, volge lo sguardo da  un'altra parte. Preferisce non entrare nel merito, non lasciarsi coinvolgere, non prendere posizione. Coloro che guardano, che denunciano, che combattono con chiarezza, con onestà non sono quasi mai aiutati o sostenuti o semplicemente riconosciuti nella loro azione disinteressata, anzi, la maggioranza delle volte vengono, quanto meno, isolati. Ecco, credo che sia questo, quanto voleva dire Antonio Ingroia, citando Falcone, e cioè che le critiche e l'isolamento subiti da quel magistrato, sono simili, nel senso, a quelle che lui stesso sta subendo in questo periodo. Nonostante la totale mancanza di ambiguità nelle sue affermazioni e nel suo percorso, difficile, prima di magistrato e ora di "politico".
Non mi pare si debba chiamare in causa la "grandezza" di uno o dell'altro. Grande è chi svolge bene il compito al quale ha dedicato la propria vita. La morte, forse, rende più piccoli, molto più piccoli coloro che la infliggono, di conseguenza chi muore per una vendetta, per un'esecuzione, per il supremo atto d'ingiustizia contro un innocente, acquista la dimensione di eroe civile, al quale nessuno può osare paragonarsi. Ma quell'eroe era un uomo, un uomo giusto. E' vero,  uomini giusti non ne esistono tanti, ma non trovo certamente giustizia in coloro che commemorano e venerano la figura di un eroe morto e sfruttano l'apparente bontà di questa posizione visibile per vivere una vita basata sull'incoerenza e la menzogna.
Insomma, anche in questa stupidissima polemica scatenata contro Ingroia, vedo in lui l'onestà e la volontà di apportare tutto il bene che potrà alla politica e alla vita italiana, nate entrambe da una forte indignazione per come le cose vanno nella nazione, nelle regioni, nelle provincie, nelle città, nei paesi d'Italia.

Francisco Goya
Caprichos, 1799

4 commenti:

  1. Sono totalmente in sintonia con te, sia sul voto a Rivoluzione Civile, come ben sai, sia sulla polemica assurda e di bassa lega, fatta contro Ingroia, dove alla fine, come hai giustamente notato, lui ne esce a testa alta.

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    1. Che bello! Grazie All... perché la questione è difficile, affrontata nelle sue mille sfaccettature, invece, io credo, si debbano mantenere fermi alcuni principi di base e a quelli adeguare sempre il proprio atteggiamento. Beh, sai cosa ti dico? Che l'apparizione di Ingroia sulla scena politica costringe almeno ad allargare il campo della discussione sino a comprendere temi che con Berlusca o Monti, più falso del falso, non avremmo affrontato mai. La nostra politica, gli uomini che la rappresentano è così corrotta e stanca che la magistratura, in quanto potere dello Stato, è davvero servita, almeno un poco, ad arginare la completa deriva. Non dovrebbe essere così, ma se lo è stato meglio non ignorarlo.

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    2. Certo, e poi Rivoluzione Civile è l'unica lista sia contro Monti, sia contro Berlusconi, perché non lo fanno in modo strumentale, ma essendo praticamente ai loro antipodi sulle cose da fare...

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  2. sono d'accordo su moltissime cose, Mat, tanto che lo voterò alle Regionali. Non ti nascondo che la presenza di Ilaria Cucchi è stata decisiva per me, ma apprezzo molto la sua onestà intellettuale e per certi aspetti anche la sua "ingenuità politica". Sulla risposta alla Boccassini, invece, avrebbe dovuto fare come Ilaria Cucchi ha fatto con Giovanardi: rispondere duramente, ma con classe.

    Un bacio cara, e grazie sempre di esserci.

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