venerdì 25 gennaio 2013

Le parole del regista

 Ho rivisto quella bellezza che è il film del 1972, Solaris, di Andrej Tarkovskij. 
L'avevo visto molti anni fa al cinema, ricordavo i silenzi, i percorsi, le immagini della natura e la pioggia. 
Il coraggio e il timore di una decisone difficile e straordinaria e la separazione da tutto quello che si ama, o si amava. 
Poi ho avuto la "fortuna" di avere tra i contatti blogger uno studioso preciso e appassionato di molte espressioni della creatività umana. Ai miei post, che sono come me, istintivi e immediati, poco costruiti, non approfonditi negli aspetti formali e oggettivi, ma più mirati alla comunicazione di stati d'animo, di impressioni, di esperienze, di riflessioni personali,  risponde con notizie ed informazioni dettagliate che si rivelano a volte, come in questo caso, PREZIOSISSIME.

Quello che in questa occasione ho avuto la possibilità di conoscere tramite lui, è un'intervista ad Andrej Tarkovskij pubblicata verso la fine degli anni Settanta, su di una rivista di cultura alternativa.  Quello che mi interessa ricordare e far conoscere, e sul quale avere la possibilità di riflettere costantemente, non è  il nome della rivista, né il nome dell' intervistatore. Quello che è di assoluta importanza è il senso delle parole pronunciate dal regista Andrej Tarkovskij. Esse veicolano idee e convinzioni che sono anche mie e sulle quli ho riflettuto spesso su questo blog.

A proposito della veridicità o della verificabilità delle fonti, di copyright e di diritti d'autore, potremmo far finta che Tarkovskij non sia mai esistito, così come me, o il mio "contatto" blogger. Potremmo far finta di  non volere neppure per un momento immaginare di dover rendere conto della bellezza di parole altrui che sentiamo come nostre. 

Guardate, è il significato che mi importa, questa è un'intervista autentica ma se fosse non autentica, e fosse opera mia o del mio contatto, poiché questo non è un blog con pretese giornalistiche, quale sarebbe la differenza nella giustezza del significato che queste parole ci trasmettono?
Non ho pazienza per le ricostruzioni della realtà oggettiva ma spero nell'avvento di un mondo migliore.


"Ognuno è completamente assorbito dai propri compiti particolari, che pensa ingiustamente disuguali, e invidia l'altro. Ma ogni essere umano dovrebbe cercare di arrivare a possedere il significato della vita e poi vivere accordandosi a questo. Così tutti avrebbero ragione e stessi diritti - artisti, lavoratori, uomini di chiesa, contadini, bambini, cani, uomini e donne... Se mettiamo avanti le cose piú importanti, tutto va al posto giusto, mentre i guai della nostra società nascono da uno squilibrio, dalla disuguaglianza tra lo sviluppo materiale e quello spirituale.
 ...
E’ cominciato quando gli uomini hanno deciso di difendersi contro la natura e gli altri uomini. Su queste false fondamenta si è sviluppata la nostra società e i rapporti che gli uomini hanno costruito non si sono basati sull'amore, l'amicizia e il bisogno di contatti spirituali, ma sulla competitività. Anche per sopravvivere, naturalmente. Ma credo che per la sopravvivenza si sarebbe potuta trovare un'altra strada, dal momento che siamo esseri umani e non animali. Esiste questa società primitiva in cui gli uomini sono vissuti in armonia con la natura e hanno ottenuto risultati strabilianti. Per esempio, le culture orientali, tramandate nel sanscrito, che cercarono di arrivare all'equilibrio tra spirito e materia. Ci domandiamo perché mai perirono. Forse perché parallelamente altre culture gli crebbero al fianco e nacquero rivalità impedendo, forse, alla civiltà di cui parlavo di sviluppare in pieno le proprie idee. Non sappiamo: quel che è certo è che gli uomini dovrebbero rendersi conto di essere venuti al mondo per innalzarsi spiritualmente e per trionfare sui male che è in loro, il male che si sprigiona dall'egotismo. L'egotismo è il segnale che gli uomini non si amano e non si capiscono, che hanno un'idea falsa dell'amore: da questo deriva la distorsione delle convinzioni e di ogni altra cosa. Le idiozie, gli errori e i risultati disastrosi della scienza moderna non derivano dal fatto che non ci siamo fermati a tempo, ma dal basso livello spirituale dell'umanità. Credo che uno sviluppo spirituale non avrebbe reso gli uomini cosí squilibrati come ha fatto quello intellettuale, perché la spiritualità include l'idea di armonia.
 ...
...la lotta per acquistare forza spirituale, una battaglia che si è combattuta su tutti i fronti. Ogni persona spiritualmente matura, anche se totalmente ignorante, capisce quale è l'unica via di uscita. Per esempio, ho vissuto recentemente in un paesino vicino a Roma e lì ho conosciuto un contadino che per tutta la vita non ha fatto altro che lavorare la terra. Se avessi voluto fare soldi - mi ha detto - avrei dovuto smettere di fare il contadino e metter su una drogheria o roba del genere. Così sarei diventato subito piú ricco. Ma non lo farei mai. Perché no? chiesi. Non potrei permetterlo, rispose. Era un uomo col senso del dovere, capisce, e questo mi ha rivelato la sua forza spirituale. Quello che lo induce a mandare avanti la sua fattoria e a fare sacrifici per il bene dell'umanità non è un occhio ai vantaggi materiali, ma l'amore per il proprio lavoro. In questo c'è una grande bellezza interiore.
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La chiave è proprio qui: rispettava troppo se stesso per andarsene. Amava se stesso e voleva conservare il proprio mondo interiore spirituale...  
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Abbiamo bisogno di tempo per ricostruire la nostra società su valori spirituali, ma il tempo ci scappa di mano. Disinserire il computer richiede una fatica morale piú grande del tempo che abbiamo a disposizione. 



3 commenti:

  1. il mondo in cui viviamo è sempre più lontano da Tarkovskij...un mondo di plastica. Qui in Lombardia si vede, perfino la linea dell'orizzonte dà fastidio e la si vuole cancellare (in gran parte, ci sono già riusciti)

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  2. E' vero, sì, quello che dici, Giuliano. E' anche vero, però, quanto le parole di Tarkovskij dicono. Trattasi di verità universale, applicabile sempre e ovunque. Forse iniziare a crederci è provare ad adeguarvisi. Riflettere sulla spiritualità non credo sia cosa vissuta da tutti, eppure già non vergognarsi di perseverare e, soprattutto di affermarlo, mi sembra un piccolo miglioramento apportato in primo luogo a se stessi e di conseguenza, inevitabilmente, al mondo che ci circonda. Con un sacco di "inciampi"...

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  3. Scusa, ho parlato di mondo interiore. L'ambiente, quello hai ragione da vendere, lo stiamo distruggendo, di questo siamo tutti un poco colpevoli, credo. Ogni volta che prendo una bottiglia di plastica tra le mani, ci penso, e il contenitore dello shampoo e quello del sapone e della crema ecc. ecc.

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