mercoledì 5 dicembre 2012

Nudo con risposte


André Derain
The female nude of hold apple


A volte si riesce a vivere nel disordine, quasi totale. 
Qualcuno dice che quello che a me appare disordine è solamente una mia percezione di qualcosa che a loro appare ordinatissimo. 
Io sento di vivere nel disordine quando inizio a dimenticarmi non tanto i luoghi dove sistemo le cose, quanto le cose stesse, quando inizio a non trovarle più, anche se, in qualche luogo esse si trovano certamente, vuol dire che sono caduta nella dimensione del disordine... di desideri, di pensieri, di immagini, di aspirazioni, di respiri, di passi e di comprensione della distanza dagli spigoli, dai muri, dagli stipiti delle porte, dalle porte stesse. Mi ritrovo qualche livido sulle gambe, qualche piccola ferita sulle mani, qualche bicchiere frantumato in più, qualche piatto in meno dentro la credenza, anche le unghie si accorciano divorate da un anelito non definito.

Pensavo, dopo aver scritto quelle poche parole del post precedente, che, certo, i miei pensieri, sono pensieri ben definibili fanciulleschi, adolescenziali, ché i sentimenti, la loro espressione dicibile, il dar voce a domande, dubbi, perplessità, incapacità o paure non sono atteggiamenti da adulti. 
Eppure...
quelle parole nascono proprio dall'osservazione di comportamenti di persone che non fanno altro che dire di se stesse di essere adulte...in tutto e per tutto.
Ma, io chiedo, che cos'è la competizione se non un atteggiamento adolescenziale? Come si combina la volontà di essere il o la migliore o il desiderio di essere il più, o la più apprezzato/a dal capo, dal superiore, da qualsiasi tipo di potere piccolo o grande, oppure la paura di disobbedire ad un ordine, quella di rivendicare la propria autonomia di pensiero e di azione con l'età 
 adulta?
Il "pescare nel torbido" di cui ho parlato in Dicembre, è il modo di fare vile di colui, colei che teme il dover prendere posizione, che non sa, non è consapevole di quanto la propria azione possa, davvero, contribuire a cambiare in meglio il mondo, basterebbe volerlo.
Agire per distruggere diventa così più facile che agire per creare, visto che la creazione lascia la possibilità della non riuscita e dunque della frustrazione, la distruzione è di minore impatto, poiché, a volte, lascia ferite soltanto nell'animo della gente. Gli occhi sfuggenti e gli sguardi obliqui, poiché sono più diffusi, sono più tollerati di quelli aperti e diretti. Chi fugge, in fondo, fa più piacere di chi accoglie. Molti sono coloro che si sentono riconosciuti nel proprio atteggiamento.

continua...


e, ora, mi sa, che devo continuare, anche se è complicato... ad esempio, la "competizione" da adolescenti è naturale, serve per crescere, per imparare, per provare se stessi e le proprie forze, se da adulti la si sostituisce alla collaborazione, all'interno di un'organizzazione, di un'attività lavorativa, la competitività tra le persone è solamente destinata a bloccare l'attività nel suo complesso, a non farla progredire nella direzione più proficua per tutti. Il confronto, il riconoscimento dei propri limiti e dei propri errori, la consapevolezza che essere adulti non significa aver ormai imparato tutto quello che c'era da imparare, riconoscere nell'altro uno dei propri e tanti eventuali maestri, vi pare un'atteggiamento da bambini? o da adulti? 

Insomma, l'immagine pubblicata mi sembra bellissima. 
L'idea che il mondo possa ancora essere migliorato anche da me, nel mio piccolissimo spazio, mi sembra entusiasmante, i riscontri un pò meno. 

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