martedì 20 novembre 2012

Trieste, Aprile 2011



TRIESTE

Ho attraversata tutta la città.
 Poi ho salito un'erta,
 popolosa in principio, in là deserta,
 chiusa da un muricciolo:
 un cantuccio in cui solo
 siedo; e mi pare che dove esso termina
 termini la città.

 Trieste ha una scontrosa
 grazia. Se piace,
 è come un ragazzaccio aspro e vorace,
 con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
 come un amore
 con gelosia.

 Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
 o alla collina cui, sulla sassosa
 cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
 Intorno
 circola ad ogni cosa
 un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
 ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
 pensosa e schiva.


Umberto Saba

4 commenti:

  1. Non ci sono mai stata, e mi dispiace molto.

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  2. Linda, grazie per la tua costante presenza...
    Trieste è un poco malinconica, anche tante altre cose, però con una parola, la definirei così.
    In questi giorni sto studiando Paul Klee, lui, ad esempio, parlava di Roma, come una città "epica", di Genova come una città "drammatica", ecco...Trieste ha la malinconia delle città di confine punto di passaggio di genti molto diverse tra loro. Il mare, la posizione quasi di apice di un triangolo, e la dolce risalita delle sue colline. Ampissima la rappresentanza delle popolazioni dell'Europa dell'est, nasi aquilini e occhi chiari, un poco freddi nel loro rapportarsi ma gentili e corretti, li immagini sempre in fuga da qualcosa...

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  3. Bella questa diversificazione tra città. Roma epica... forse ai tempi di Klee, ora direi assolutamente tragica.
    Ma Trieste è una delle città in cui vorrei andare, prima o poi, quando la vita me lo permetterà. Forse proprio per sentire questa sua "malinconia" di città di confine.

    Ti seguo perché il quello che posti non è mai banale: che si tratti di politica, di musica, di poesia, di arte. E tu sei una persona vera, non una maschera. :)

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  4. Concordo abbastanza con la definizione di Trieste come città "malinconica".
    Città di confine - certo - e in più aggiungerei città da "ascoltare" perchè piena di echi. E di altrove... Il mare e il porto che rimanda ad una dimensione invisibile. La cintura di colline e gli altipiani che la incoronano e creano come un imbuto dentro il quale soffia impetuosa e assordante la Bora e giungono profumi e sapori dell'Europa dell'Est. E poi i palazzi così inequivocabilmente "austro-ungarici". Città di laceranti malinconie, di vite altre, di ipotesi e di idee di partenza cjhe turbinano in testa. Un balcone e un affaccio sulla dimensione del Possibile.

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