martedì 16 ottobre 2012

Io e il buon Dio



Dio mi ha dato un bell’orgoglio.
L’orgoglio di credere in quello che faccio.
Pochi giorni fa, parlando con un amico, caro, parlando come si fa quando si è seduti, al riparo, dentro la propria casa, almeno quella che noi consideriamo nostra, ma che non è detto, a breve, ci comunichino che, - no -, seppure l’abbiamo pagata quella casa non ci spettava, l’avremmo pagata con soldi rubati, quelli datici in cambio del nostro lavoro, quindi rubati, ai giovani, alla Nazione, all’Europa, alle banche, all’Economia, forse anche, direttamente a Tremonti e Passera e Fornero e Monti, e Profumo e i figli di costoro, giovani e meritevoli a dover pagare i nostri salari, i nostri stipendi, le nostre invalidità, il nostro essere nati senza patrimonio. Quindi, anche quella casa, piccola, ma che amiamo più di noi stessi, poiché senza di essa non avremmo riparo, ma siamo sicuri che non ce la toglieranno via? dicendoci che non ci spettava? che a quelli nati senza patrimonio sono stati “elargiti” troppi diritti? che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? che ci siamo illusi di avere il diritto ad una vita dignitosa di lavoro, di casa di 50 mq. e di auto che minimo compie 10 anni prima di abbandonarci?
Dunque dicevo, che in questa bella casa, che ritengo mia perché pagata con i soldi del mio stipendio (mi mancano tre rate di mutuo), perché scelta da me, in base alle mie possibilità, in base al mio gusto arredata, in base alla mia anima, colorata, in questa casa parlavo con il mio amico, caro, e lui ad un certo punto mi dice, dopo avermi dato un consiglio su una questione difficile e di ingiustizia e di diritti negati, mi fa:  -..e così gliela metti in culo! -
..ma io non voglio metterla in culo a nessuno, - tra le lacrime come se qualcosa di dolorosissimo fosse davvero successo - ..ma non voglio neppure che la mettano in culo a me!!!!!!!!!!!! -

Ecco il tipo di orgoglio che mi ha dato il buon Dio, un orgoglio che deriva dalla consapevolezza dell’anima, non tanto di quella religiosa, di Chiesa, non tanto di aldilà e inferno o paradiso, non tanto di fede e ubbidienza, bensì, di responsabilità, di attenzione, di cura, di amore per la propria azione nel mondo, per il proprio esistere, che non deve, non può essere affidato alla competizione, all’approssimazione, all’ignoranza, al lasciar perdere, al sorvolare, all’ignavia, all’ignoranza, alla sottomissione, alla rassegnazione, ma deve invece essere sempre presente a se stesso: io esisto solo perché ne sono a conoscenza e il mio esserne a conoscenza mi impone di agire sempre nel modo che ritengo più opportuno di rispetto e ricerca della condizione che più mi avvicini alla verità del buono, del bello, dell’armonico. 

Questo tipo di orgoglio mi ha dato il buon Dio. Ho dovuto e devo, tutti i giorni lottare con la domanda. - ho il diritto di esistere? -  per questo tutti i giorni devo rispolverare il senso di giustizia affermato nella nostra Costituzione, già solo nei primi dieci articoli, base e fondamento del nostro, sinora, vivere sociale. In base a quelli, io, senza patrimonio, ho potuto studiare e laurearmi e comprarmi casa ed essere donna eppure non sposarmi per vivere. Per questo li difendo. Lì nessuno dice che devo assassinare un altro per sopravvivere. Lì, sulla base della storia appena passata, si diceva che ogni essere umano ha diritto, in quanto tale, ad una vita dignitosa, senza schiavitù, senza servaggi, ma, invece libera e responsabile, fatta di diritti e di doveri. Credo di avere sempre adempiuto ai miei doveri, i dubbi mi vengono in questo periodo sul rispetto dei miei diritti.

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