venerdì 31 agosto 2012

Miniere



Mio padre. Lui cantava. Amava il canto e la musica, oltre le rose e la vita dignitosa, mai servile, mai sottomessa, mai rassegnata. Amava cantare per me le canzoni della sua giovinezza, io adoravo ascoltarle e le imparavo, associando quelle degli anni 30 e 40 a quelle più recenti ascoltate da mio fratello e mia madre. La particolarità di mio padre, però, era che lui le cantava per me, per farmi addormentare, per accontentarmi nei momenti di riposo e le cantava per sé, per la sua giovinezza, nei momenti suoi di nostalgia. Io memorizzavo un universo che ancora non conoscevo ma nel quale, piano, mi addentravo sempre più, inconsapevolmente. Miniera, la canzone del 1931, con testi di Bixio Cherubini e musica di Cesare Andrea Bixio, era una di quelle sulle quali mi stupivo di più, anche perché era una di quelle sulle quali la commozione di mio padre diveniva, nel cantarle, evidente. Non ricordo se osassi chiedere spiegazioni su quelle storie così malinconiche, ma certamente capivo l'ingiustizia sulla quale mio padre piangeva e partecipavo ad essa, come ora.

 Ieri, sul TG3, a proposito dei minatori del Sulcis che stanno per perdere il loro lavoro, mi ha colpito una tra le interviste, una soltanto che allargava lo sguardo al mondo, che osava chiedersi il motivo di tanta pena tra i lavoratori del mondo di questi ultimi anni. L'ENEL, diceva il minatore intervistato, ritiene più redditizio per l'azienda comprare il carbone per produrre l'energia, che rivende ad un prezzo superiore alla media degli altri paesi europei, in Stati quali il Sud Africa, quello stesso Sud Africa nel quale il 16 agosto scorso 34 minatori sono stati uccisi dalla polizia durante uno sciopero fatto per protestare contro le  condizioni  nelle quali il loro lavoro si svolge. Diceva il minatore del Sulcis, Sardegna, che se ci si aspetta che le condizioni del lavoro in Italia diventino simili a quelle del Sudafrica non ci sarà mai una soluzione, poiché il costo del lavoro si può abbassare solo a costo della perdita di diritti e garanzie, solo a costo di morte e sangue. Se il discorso, anche della protesta, non diventa globale, contro il  sistema capitalistico finanziario internazionale, se non ci si unisce, anche solo idealmente alla protesta dei lavoratori di tutto il mondo, se non si lotta contro lo sfuttamento del lavoro da parte delle grandi multinazionali non si esce da questa condizione, anzi, siamo destinati a livellarci tutti verso il basso, a servire da humus sul quale la ricchezza spudorata e assente cresce e si stabilizza.

2 commenti:

  1. Fornisco questo articolo del Prof Roberto Bolognesi, sardo
    Non voglio dire che questa sia la mia posizione, dovrei avere il tempo di
    approfondire il problema per farmi un'opinione mia.
    Sottolineo però che è importante l'osservazione da punti di vista diversi e
    non lasciarsi trascinare impulsivamente dall'onda emotiva
    http://bolognesu.wordpress.com/2012/08/30/perche-non-sto-dalla-parte-dei-minatori/
    Ciao
    Angela

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  2. Ho pubblicato l'email che Angela del Conbs ha voluto postare come risposta al mio email sulla mailing list. Qui di seguito la mia replica:
    Grazie, Angela, del "diverso" punto di vista offerto, grazie davvero,
    il confronto mi piace e credo sia indispensabile perché il proprio
    senso critico possa svilupparsi in modo adeguato alla vita in questa
    società complessa e difficile. Però vorrei precisare che il mio
    intervento sul blog, è, allo stesso tempo, più specifico e più
    generale di quello che tu proponi. Anch'io, sai, non ho grande
    esperienza o profonda conoscenza del problema minerario del Sulcis,
    però ho la tendenza a istituire collegamenti tra le cose che avvengono
    nel mondo. Sono convinta che il capitale finanziario che ci domina
    tutti, più che mai in questi ultimi anni, non sia minimamente
    interessato al bene pubblico, per cui tendo a dare più rilevanza e
    verità a chi dice che l'interesse perseguito dall'ENEL e dalle grandi
    multinazionali sia il proprio, quindi, in questo caso, non dipenda
    tanto dalle qualità intrinseche del carbone del Sulcis, quanto invece
    da calcoli di guadagno; per questo ho citato l'intervista del minatore
    che parlava del Sudafrica, dove, di fatto, la polizia ha sparato sui
    minatori che protestavano. Forse anch'essi non avevano capito quanto
    fosse cattiva la qualità del carbone che estraevano, finché erano in
    vita? Può essere, allora sono io a non aver capito.
    La mia, comunque, non è una difesa specifica dei minatori del Sulcis,
    quanto la difesa dei diritti che il lavoro dovrebbe sempre portare con
    sé. In fondo anche del nostro posto di lavoro in quanto docenti
    idonei, più che idonei, ad altri compiti che non siano quelli
    dell'insegnamento frontale quanto di supporto alla didattica e di
    ampliamento dell'offerta formativa, con un allargamento al mondo
    intero. Cosa sono le biblioteche se non l'anelito, mai soddisfatto
    interamente, a raccogliere, conservare e diffondere la conoscenza? I
    minatori del Sulcis, i metalmeccanici dell'Alcoa, i chimici dell'Ilva,
    gli operai della Fiat, di Melfi, di Mirafiori, tutti gli altri di
    questi anni, noi, saranno anche il frutto di scelte sbagliate dello
    Stato assistenzialista ma che ognuno di noi sta pagando, senza colpa,
    chi non ne ha, sulla propria pelle.
    Nessuna lotta partigiana, o meglio, corporativa, su interessi
    particolaristici, ma la difesa di quanto ognuno di noi sa fare, ha
    imparato a fare, vuole fare ancora nella propria vita, speriamo
    lontana ancora molto dalla fine.

    bibliomatilda

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