giovedì 26 luglio 2012

Nel bel mezzo della tempesta

mi sono imbattuta in un libro non qualunque, messo da parte da molto tempo, ma che sino a due giorni fa era rimasto chiuso, nascosto sotto una pila di libri, una delle tante...
il libro in questione merita una riga tutta per sé

Le notti bianche (Dalle memorie di un sognatore. Racconto sentimentale)
di Fedor Dostoevskij


Cosa c'é di più bello del riconoscersi nei sognatori della grande letteratura?
Poche cose, oppure, quelle letture le contengono tutte, perché non è vero che sono poche.
Forse quei libri permettono di rifletterci sopra, di vederle nell'insieme e le cose non belle appaiono sopportabili perché è possibile comprenderle.

Poi, forse è vero anche che sono esperienze vissute tante volte ma se non si potesse essere felici delle sensazioni, della bellezza conosciuta come si potrebbe vivere? Mica la vita è sempre nuova, fiammante di improvvisazione e di mistero che si disvela. In realtà il mistero può essere scorto nello stupore per quelle parole che è come se non venissero lette ma scritte. A questo serve la letteratura, quella grande, a donarci, a farci amare il e dal mondo.
Leggete:

"Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore.
Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili e irosi. Gentile lettore, anche questa è una domanda proprio da giovani, molto da giovani, ma che il signore la ispiri più spesso all'anima!..."

Ora ho sonno, e me ne vado a dormire, per quanto belle le parole, ricopiarle è una fatica, è più bello sognarci sopra.

Il libro, rileggetelo.


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