domenica 15 luglio 2012

La guerra di Monti contro di noi


"Esercizi profondi di concertazione in passato hanno generato i  mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro".

Questa affermazione rappresenta  l'ultimo degli attacchi contro di noi di Mario Monti, primo ministro italiano, "eletto" dal presidente della Repubblica per "salvare" l'Italia. Un'Italia che dalla fine della seconda guerra mondiale, ha permesso al suo popolo, e allora popolo lo si poteva ancora chiamare, (vinto nel suo (!) tentativo di diventare potenza guidata da un folle, con i sopravvissuti provati da grande miseria e dalla quantità infinita di sangue umano versato, liberato dalla lotta partigiana di uomini schierati contro la dittatura nazifascista, al fianco degli americani potenti in armi, in uomini e strategie militari), di progredire, nel giro di trent'anni, sino a diventare un popolo meno misero, diversificato nella sua composizione sociale, grazie, anche, all'industrializzazione. Peccato che, dal suo esordio, molta parte della grande industria italiana fosse gestita da personaggi che facevano della corruzione e del perseguimento dell'interesse personale due pilastri imprescindibili della loro azione. Con l'appoggio della politica. Valga per tutte la storia di Rovelli e della SIR, in Sardegna e nel sud Italia. Nonostante questo immenso "difetto" italiano del disprezzo del bene comune e della priorità assoluta data sempre agli interessi particolaristici, ma grazie alle lotte dei partiti di sinistra, dei sindacati dei lavoratori e a molta parte dei movimenti giovanili degli anni sessanta e settanta, alla scuola pubblica di quegli anni, ai decreti delegati che avevano portato dentro la scuola idee e, per poco tempo, pratiche inconfondibilmente democratiche, il popolo italiano va avanti, migliora la qualità della propria vita e quasi, per esperienza lo dico, sembra che l'articolo 3 della Costituzione Italiana si realizzi, nella rimozione degli ostacoli di carattere economico che, sino al periodo precedente alla seconda Guerra Mondiale, impedivano di fatto l' accesso allo studio ai giovani provenienti dalle classi meno abbienti.
Di questo processo, qui estremamente semplicato ma non mistificatorio, Monti sta esprimendo un giudizio negativo con le sue affermazioni di questi giorni. Non della corruzione ancora profondamente presente nel nostro sistema politico, economico e sociale che continua a produrre i mali di sempre, e che è soprattutto presente nell'organizzazione stessa del sistema e quindi nei suoi centri di potere, ma dei diritti acquisiti nel tempo e che hanno permesso un miglioramento nelle condizioni di vita di almeno due generazioni. Certo che ora il sistema non regge, ma non regge proprio perché si sono lentamente distrutte le condizioni materiali che avrebbero potuto farlo evolvere in meglio per tutti, distribuendo equamente le ricchezze accumulate, non permettendo che il mondo diventasse la roulette finanziaria che è oggi.
Parlano del lavoro che manca per i giovani e permettono che le industrie nazionali più importanti delocalizzino alla ricerca di fresche braccia da sfruttare.
Monti sta facendo la sua guerra contro di noi, lavoratori o disoccupati, popolo italiano che non riesce a svegliarsi, contro i partiti di sinistra che non se ne accorgono neppure poiché hanno interamente perduto la loro identità e non sanno più vedere coloro che dovrebbero rappresentare.
Mi pare che Monti, infine, stia facendo  guerra alla Costituzione Italiana, eppure tutto tace, nel miraggio di questa luminosa estate.



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