sabato 28 luglio 2012

Piazza delle Cinque Lune - Roma. Presidio contro il declassamento dei docenti occupati nelle Biblioteche Scolastiche, ai ruoli del personale amministrativo.

Ho scritto una lettera...una lettera che parlava di me e del mio lavoro, del lavoro di qualche migliaio di persone in Italia.
Un lavoro non antico. Risale agli anni settanta la norma in base alla quale ho potuto chiedere di lasciare il mio lavoro d'insegnante di Lingua Inglese, e dedicarmi, con tutto il mio cuore e la mia energia (espressioni antiche anche queste che si pensa possano essere usate con l'obiettivo di intenerire o muovere a compassione l'interlocutore. Niente di più falso, almeno per quanto mi riguarda. L'espressione rispecchia, invece, semplicemente, la pura verità) alla biblioteca scolastica di un Liceo della mia città. Quella biblioteca, tralasciando le condizioni nelle quali la trovai, le difficoltà che dovetti superare per renderla, per la prima volta, funzionante, divenne nel giro di tre, quattro anni, punto di riferimento, di incontro; addirittura, a volte, vetrina per molte delle iniziative previste dal Piano dell'Offerta Formativa della mia scuola. Divenne, se non avessi paura di usare troppo questa parola, direi che divenne "cuore pulsante" di quel Liceo. Non è, purtroppo, abitudine degli italiani dare importanza e riconoscere gli altrui meriti, seppur provati, tangibili e visibili, non è neppure abitudine considerare e sfruttare al meglio e in modo non rapinoso i beni comuni, con rare eccezioni non è neppure abitudine la collaborazione e il rispetto del lavoro altrui, eppure, proprio perché così poco presente nel costume italiano un atteggiamento che tenga conto di tutte queste varianti, la biblioteca funzionante all'interno della scuola è stata, per quelle scuole che ne hanno conosciuto una, occasione di crescita umana e culturale per studenti ed insegnanti. 

Non voglio per la centesima volta soffermarmi su quanto vale, sia importante o imprescindibile l'esistenza di una biblioteca all'interno di una scuola o di quanto le bioblioteche in genere e l'istruzione e la diffusione di informazione e conoscenza siano base per tutti i sistemi democratici, persone più agguerrite e sagge  di me l'hanno detto e spiegato, ad alcuni può apparire scontato, ad altri banale, sia quel che sia, io ho scritto una lettera per esprimere la mia profonda critica al sistema politico sociale nel quale viviamo, ho scritto la mia lettera non solo per difendere il mio posto di lavoro, minacciato dall'ultima manovra finanziaria dei tecnici del governo Monti, ho scritto la mia lettera per denunciare non solo il mio declassamento, incostituzionale, dai ruoli del personale docente a quelli del personale amministrativo (!), bensì per denunciare il disprezzo di questo governo nei confronti del LAVORO nella sua globalità, la sua volontà distruttiva nei confronti dei diritti che un tempo esistevano e che tutelavano lavoro e lavoratori. La politica perseguita da questo governo non fa altro che svalutare il lavoro, la cultura, l'istruzione, ma questo i giornali non possono divulgarlo se non nei modi edulcorati e neutri del linguaggio che mira a non produrre conflitti.
Ho scritto la mia lettera a il manifesto, che non l'ha pubblicata, all'Unità che l'ha pubblicata sì, ma tagliata, a la Repubblica, ma avrebbe potuto mai, quel quotidiano, accogliere qualcosa che esulasse dal gossip e dall'ammirazione per la buona impressione che Monti suscita a livello europeo? L'ho consegnata personalmente al quotidiano principale della mia regione, gentilissimo capo redattore che però non ha potuto, comunque, pubblicarla.
Mi sono chiesta: cosa c'era di sbagliato in quella lettera?
La sintassi? errori di ortografia? stupidaggini di senso? non so, non si ha risposta alle cose più semplici.

Forse, semplicemente, non essendo nessuno non posso esprimere, o meglio la mia opinione politica non può essere divulgata, o meglio non esiste. 

In questi giorni tra noi docenti occupati presso le biblioteche scolastiche, che stanno rischiando di perdere insieme al lavoro svolto sinora anche la loro appartenenza giuridica al ruolo docente (ci avessero licenziato saremmo andati via da docenti, non da amministrativi), ci sono coloro che hanno deciso di intraprendere lo sciopero della fame, pur di fermare questa grande ingiustizia. il loro presidio dal 23 di questo mese è stato scelto a Piazza delle Cinque Lune, a Roma, non lontano dalla sede del Senato.

La mia lettera non è nulla in confronto.
Forse neppure la forza della mia indignazione rispetto alla loro.

E, così, tra lettura di libri e di quotidiani odierni mi viene in mente che nella storia italiana recente, (i media nazionali dimenticano presto), ci sono stati molti suicidi (inverno e primavera 2012) legati alla perdita del lavoro o all'impossibilità di pagare debiti contratti con le varie agenzie di riscossione. Questo è quanto accaduto. E non credo sia finita.

Scusate se leggo e collego parole scritte da altri a quanto ci accade, non serve a nulla, forse, ma è la sensazione di impotenza che vogliono diffondere, in risposta alla loro arroganza. E ognuno fa in base a ciò che può, che si sente in grado di fare.

Il libro letto oggi, che mi ha aiutato in queste riflessioni è Dentro di Sandro Bonvissuto.

"Avevo letto tanti libri sul suicidio, ma il suicidio non equivale alla letteratura sul suicidio: la fonda e basta. È un concetto che sfugge. Quante domande di fronte a quel gesto, quando ammazzarsi non è affatto una domanda, ma una risposta. In un luogo di morti, pensai, uccidersi, pensai, era l'unica occasione per sentirsi vivi. L'esigenza insopprimibile che ha l'uomo di provare passione verso qualcosa.
...
Da una parte, su un muro interno del ballattoio, c'era scritto: «Art. 150 Codice penale: la morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato. Art.171 Codice penale: la morte del reo, avvenuta dopo la condanna, estingue la pena. Decidi tu quando.»
La struttura non aspetta altro che tu ti punisca da solo, giustiziandoti con le tue stesse mani non appena ne hai la possibilità."
pag. 34-35 


Questo invece è l'ultimo comunicato di oggi da Piazza delle Cinque Lune:

Anche oggi, sabato 28 luglio, i docenti idonei ad altri compiti si sono ritrovate/i  nel presidio permanente a piazza delle 5 Lune presso il Senato della Repubblica. Lo sciopero della fame continua. In questo secondo giorno  di lotta, si sono alternati una cinquantina di colleghi di Roma e provincia durante l'arco della giornata e con la presenza di un collega del leccese. Il senatore Pedica, cosi come promesso, perseverando nel suo impegno a sostegno della nostra causa e contro le intollerabili forme di iniquità verso i docenti idonei ad altri compiti, ha fatto visita al presidio e si è  intrattenuto  con Titti Mazzacane in sciopero della fame  e con Anna Grazia Stammati  dell'esecutivo  nazionale  Cobas che come organizzazione sta sostenendo la giusta lotta intrapresa. Nei prossimi giorni il presidio prosegue: i docenti idonei  ad altri  compiti chiedono alle OOSS,  ai partiti tutti ai singoli onorevoli e al Presidente del Consiglio Senatore Mario Monti di attivarsi ed impegnarsi per evitare le estreme conseguenze che potrebbero derivare dallo sciopero della fame e o di quelle  che potrebbero scaturire dalla sospensione  dell' assunzione dei farmaci salvavita da parte di una categoria di lavoratori e lavoratrici già duramente colpita da gravi patologie.


2 commenti:

  1. Mat, non so se ti arrivera il mio commento, dato che ti scrivo da una postazione di fortuna. Volevo solo dirti che quel che hai fatto è cosa buona e giusta e quel che scrivi è sacrosanto. Io sono con te, con voi

    Linda

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  2. Grazie Linda, grazie mille davvero.
    Sono contenta che tu abbia letto e condivida con me questa mia esperienza, per la prima volta pubblicata chiara sul blog.
    Mat

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