domenica 24 giugno 2012

Luce

Nel 2008 avevo pubblicato le parole indicibilmente belle di Ingeborg Bachmann. 
Le avevo vissute, quell'anno.
Me le dedico. Le dedico a lei, Ingeborg, e la ringrazio e l'abbraccio anche, per tutta la sofferenza vissuta durante la propria vita e per l'amore altrettanto grande che chi soffre riesce a sentire.
Come immagine vorrei conservare la luce della giornata odierna, anch'essa indicibile, e allora?




Le ninfee di Monet


"Traditori! Quando non sapevate più come trarvi d’impaccio, ricorrevate alla denigrazione. Allora tutt’a un tratto sapevate che cosa vi insospettiva in me, l’acqua, il velo, il mio essere inafferrabile.Allora di colpo io diventavo un pericolo che avevate scoperto ancora in tempo, e venivo maledetta, e voi vi pentivate di tutto in un baleno. Ve ne siete pentiti sui banchi delle chiese, davanti alle vostre mogli, ai vostri figli, davanti alla pubblica opinione. Davanti alle vostre alte, altissime autorità avete avuto il coraggio di rinnegarmi e di rinsaldare tutto ciò che in voi era diventato incerto. Eravate al sicuro. Avete fatto presto ad erigere gli altari e a sacrificarmi. Era buono il mio sangue? Non sapeva un po’ del sangue di cerbiatta e del sangue della balena bianca? Non sapeva del loro essere mute?
Beati voi! Siete molto amati e molto vi viene perdonato. Ma non dimenticate che siete stati voi a chiamarmi nel mondo, voi che avete sognato di me, l’altra, il diverso, il vostro spirito e non la vostra sembianza, la sconosciuta che ai vostri matrimoni intona il lamento, giunge con i piedi bagnati, e del cui bacio temete di morire come voi vorreste morire ma non morrete mai più: nell’assenza di ogni ordine, nell’estasi e nel possesso della ragione più alta.
Perché non dichiararlo, perché non dire quanto siete ignobili, prima di andarmene?
Già me ne vado.
Perché vi ho rivisti ancora una volta, vi ho sentiti usare un linguaggio che con me non dovreste usare. La mia memoria è inumana. A tutto ho dovuto ripensare, a ogni inganno e a ogni bassezza. Vi ho rivisti negli stessi luoghi; mi sono apparsi luoghi d’infamia quelli che un tempo erano luoghi di luce. Che cosa avete fatto! Ho taciuto, non ho detto una sola parola. Ditevelo da voi. Ho sparso un pò d’acqua su quei luoghi perché potessero verdeggiare come tombe. Perché alla fine rimanesse quella luce."

da Ondina se ne va,  Il trentesimo anno, Ingeborg Bachmann


Nessun commento:

Posta un commento