lunedì 21 maggio 2012

Resistenza

Cos'altro mettere in atto? La barbarie delle stragi italiane, oltre a non avere avuto mai un chiaro e definito colpevole, ha sempre avuto la caratteristica di unire trame eversive nere e apparati dello Stato. E' stata, insomma, o fascista o di Stato o, meglio, di entrambe. Ah, già di mafia! Anche di mafia. E di Stato.  La strage di Bologna è stata strage di mafia? e quella di Piazza Fontana? e l'Italicus? La morte dell'anarchico Pinelli, un suicidio, Genova del 2001 una legittima repressione di inermi rivoluzionari, più pericolosi perché disarmati di armi..."convenzionali". Poiché l'arma peggiore da cui  il potere sa di doversi difendere è la conoscenza, la capacità di comprendere l'esistente, di mettere in campo tutto il proprio senso critico nell'interpretazione della contingenza storica, e nella scelta del proprio atteggiamento rispetto ad essa. La scuola, come l'abbiamo conosciuta noi, più o meno cinquantenni, la scuola pubblica degli anni settanta era, davvero, laboratorio di democrazia, lo era soprattutto rispetto ad ora, ma era certamente la fonte primaria della nostra formazione culturale, capace ancora di correggere quel destino che l'appartenenza alle classi sociali più basse, per intenderci, alle classi appartenenti a quella povertà che non era miseria, secondo l'idea espressa da Enzo Bianchi, avrebbe potuto avere in serbo per noi.
E' un valore, comunque, è una risorsa immensa da difendere e sfruttare nel senso buono, in quello del creare Resistenza, appunto, al cinismo di chi dice che intanto non cambierà mai nulla, di chi, vile, non vuole creare conflitti con coloro che "contano", con le anime privilegiate di cui parla Pasolini. Io credo nella potenzialità umana di cambiare l'esistente, credo nei giovani, non in quanto e solo giovani ma in quei giovani che sanno già diffidare degli universi creati dagli altri, credo nell'energia della positività umana e credo, con Pavese, che "vecchi non si diventa, vecchi si nasce". Credo nella mia volontà di bene.

A Melissa


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