venerdì 27 aprile 2012

Il compagno

Pierre Auguste Renoir
Conversation

Avevo letto anche Il compagno, ovviamente, anzi, forse è stato il primo e quello che più è rimasto impresso nell'anima sino ad oggi. 
Ho riletto ieri le prime pagine, superbe nella semplicità del linguaggio e nella complessità di quanto quella semplicità riesce ad esprimere:

"Mi dicevano Pablo perché suonavo la chitarra. La notte che Amelio si ruppe la schiena sulla strada di Avigliana, ero andato con tre o quattro a una merenda in collina - mica lontano, si vedeva il ponte - e avevamo bevuto e scherzato sotto la luna di settembre, finché per via del fresco ci toccò cantare al chiuso. Allora le ragazze si erano messe a ballare. Io suonavo - Pablo qui, Pablo là - ma non ero contento, mi è sempre piaciuto suonare con qualcuno che capisca, invece quelli non volevano che gridare più forte. Toccai ancora la chitarra andando a casa e qualcuno cantava. La nebbia mi bagnava la mano. Ero stufo di quella vita.
Adesso che Amelio era finito all'ospedale, non avevo con chi dir la mia e sfogarmi. Si sapeva ch'era inutile andarlo a trovare  perché gridava giorno e notte e bestemmiava, e non conosceva più nessuno. Andammo a vedere la moto ch'era ancora nel fosso, contro un paracarro. S'era spaccata la forcella, saltata la ruota, per miracolo non s'era incendiata. Sangue per terra non ce n'era ma benzina. Vennero poi a prenderla con un carretto. Non mi sono mai piaciute le moto, ma era come una chitarra fracassata. Fortuna che Amelio non conosceva più nessuno. Poi si disse che forse scampava. Io pensavo a queste cose mentre servivo nel negozio, e non andavo a trovarlo perché tanto era inutile, e non parlavo più di lui con nessuno. Pensavo invece, rientrando la sera, ai discorsi che avevo fatto con tutti ma a nessuno avevo detto ch'ero solo come un cane, e non mica perché non ci fosse più Amelio - anche lui mi mancava per questo. Forse a lui l'avrei detto che quell'estate era l'ultima e tra osterie, negozio e chitarra ero stufo. Lui le capiva queste cose."

Il compagno
Cesare Pavese
Einaudi 1974

1 commento:

  1. che flash-back mi hai scatenato!!!
    Avevo 17 anni ed ero al liceo, divorato dalla passione della lettura!
    Tutto Pavese e tutto Hermann Hesse in pochi mesi
    e nel ricordare di oggi mi viene in mente la colonna sonora che avevo in quei giorni che steso sul letto di camera mia leggevo per ore: "Pablo" di Francesco De Gregori
    Così ora nella mia testa quel Pablo è diventato una persona sola:suonava la chitarra e parlava strano e io a volte non lo capivo... :-)

    "Mio padre seppellito un anno fà,
    nessuno più a coltivare la vite.
    Verde rame sulle sue poche unghie
    e troppi figli da cullare.

    E il treno io l'ho preso e ho fatto bene.
    Spago sulla mia valigia non ce n'era,
    solo un pò d'amore la teneva insieme,
    solo un pò di rancore la teneva insieme.
    Il collega spagnolo non sente, non vede,
    ma parla del suo gallo da battaglia e della latteria. Diventa terra.
    Prima parlava strano ed io non lo capivo,
    però il pane con lui lo dividevo
    e il padrone non sembrava poi cattivo.

    Hanno pagato Pablo, Pablo è vivo.
    Con le mani posso fare castelli,
    costruire autostrade, parlare con Pablo,
    lui conosce le donne e tradisce la moglie.
    Con le donne e il vino e la Svizzera verde.
    E se un giorno è caduto, è caduto per caso
    pensando al suo gallo o alla moglie ingrassata come da foto.
    Prima parlava strano ma io non lo capivo,
    però il fumo con lui lo dividevo
    e il padrone non sembrava poi cattivo.
    Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo.
    Mio padre seppellito un anno fà,
    nessuno più coltivare la vite.
    Verde rame sulle sue poche unghie
    e troppi figli da cullare.
    E il treno io l'ho preso e ho fatto bene.
    Spago sulla mia valigia non ce n'era,
    solo un pò d'amore la teneva insieme,
    solo un pò di rancore la teneva insieme.
    Il collega spagnolo non sente, non vede,
    ma parla del suo gallo da battaglia e della latteria.
    Diventa terra.
    Prima parlava strano ed io non lo capivo,
    però il pane con lui lo dividevo
    e il padrone non sembrava poi cattivo.
    Hanno pagato Pablo, Pablo è vivo.
    Con le mani posso fare castelli,
    costruire autostrade, parlare con Pablo,
    lui conosce le donne e tradisce la moglie.
    Con le donne e il vino e la Svizzera verde.
    E se un giorno è caduto, è caduto per caso
    pensando al suo gallo o alla moglie ingrassata come da foto.
    Prima parlava strano ma io non lo capivo,
    però il fumo con lui lo dividevo
    e il padrone non sembrava poi cattivo.
    Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo.

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