martedì 13 marzo 2012

La vie est un roman


Emanuele Trevi che parla sull'inserto de il manifesto della domenica, Alias, di Orhan Pamuk, il quale, a sua volta parla, nell'ultimo suo libro, Romanzieri ingenui e sentimentali, di tanti libri ma ritorna costantemente su di uno solo, Anna Karenina.
Mi appare, Emanuele Trevi, anche da quel suo meraviglioso libretto magistrale che si intitolava Istruzioni per l'uso del lupo, studioso e critico letterario onesto, abbastanza libero dai condizionamenti imposti dai poteri vari, indipendente nel seguire la propria  ragione e la propria sensibilità, il proprio "cuore" nel giudicare scritti e scrittori attuali. Quando leggo, dunque, le sue recensioni, trovo parole che riconosco come mie, trovo teorie non astratte e formali sulla letteratura, e mi riconosco in quei suoi pensieri vivi e concreti. Quando  scoprii il suo Istruzioni pe l'uso del lupo, in una libreria in chiusura della mia città, ne presi alcune copie e le regalai. A coloro ai quali non riuscii a donarlo lo prestai, pur di farlo leggere e condividere la teoria sulla funzione della letteratura lì espressa. Quando la teoria assomiglia molto alla poesia, quando leggere una pagina dei Promessi Sposi può trasformarsi in un'esperienza di vita ed, empaticamente, si riesce a condividere il dolore per la morte di un figlio, la sofferenza per la malattia, la rabbia per le ingiustizie subite, la volontà di resistere allo spirito di distruzione accompagnato dall'ipocrisia che popola quasi tutte le nostre giornate, non solo le vicende di Renzo e Lucia, non solo la meschinità vile di don Abbondio. Questo è lo stato d'animo che la lettura delle grandi opere di scrittura dovrebbe promuovere, altrimenti, dice Emanuele Trevi, leggere i capolavori letterari diventa esercizio sterile, fine a se stesso e soprattutto si gettano alle ortiche quelle grandi potenzialità di crescita spirituale e umana che la grande letteratura porta con sé.
Questa disposizione d'animo, Emanuele Trevi la riconosce presente e operante nell'ultima opera di Orhan Pamuk, ed ecco come finisce la sua recensione:
"Finalmente, uno scrittore contemporaneo non ci affligge con la retorica dell'efficacia, con i suoi frusti trucchetti, con le sue scoperte dell'acqua calda, ma ci parla di un potere reale, di una forza spirituale molto più vicina alla magia che all'intrattenimento. A fatica, chiuso il libro, ci si congeda dall'immagine di Anna Karenina con il suo libro inglese tra le mani. Pamuk non lo dice, ma il treno per San Pietroburgo porta con sé anche Vronskij, che ha deciso di seguire in segreto l'amata. Anna ancora non lo sa. Legge il romanzo che si è portata dietro, ma è già immersa sino al collo nel suo romanzo. E quando incontrerà Vronskij, durante la sosta del treno, sulla banchina di una stazione sperduta nel cuore della Russia e nella notte d'inverno, sarà caduta senza rimedio l'ultima illusoria barriera tra la propria vita e quella degli altri, tra i peccati che si spiano nelle pagine dei libri e quelli che si commettono davvero come se non ci fosse altro da fare che piegarsi alla volontà del romanziere invisibile che scrive la vita di tutti."

Nessun commento:

Posta un commento