martedì 28 febbraio 2012

Dedicato a Giulio Girardi


Giulio Girardi, mancato a questo mondo che noi "conosciamo", domenica scorsa, 26 febbraio 2012, è stato mio insegnante di Storia della Filosofia, presso l'Università di Sassari. Gli anni erano gli ottanta.
Oggi, leggendo su il manifesto, la notizia della sua scomparsa mi sono resa conto di quanto alcune persone riescano nelle vite altrui, a contare senza quasi esistere, a contare così come conta l'acqua e l'aria per ogni essere vivente e ad entrare in circolo nel sangue e nella mente in forma di parole che veicolano idee, che portano visioni del mondo, che definiscono il nostro atteggiamento nei confronti della vita e di tutto quello che ci circonda. Lui, per me, è stato questo. Non un sistema di pensiero, per carità, non una ideologia, ci mancherebbe, ma riflessioni, osservazioni, domande, utopie da realizzare, perseguire comunque, proprio in quanto utopie. Da lui sentii parlare per la prima volta di Teologia della Liberazione, sentii parlare di un pensiero cristiano paragonabile all'utopia socialista, di sandinismo e dei movimenti di liberazione dell'America Latina, di parrocci assassinati per la loro scelta profonda, non formale, di schierarsi apertamente e lottare accanto agli umili, ai più poveri, ai più deboli. Non aveva nulla del predicatore, nessun cedimento al desiderio di piacere agli altri tanto per piacere, non era uno che amava sentirsi parlare, dava l'impressione, anzi, di essere dimentico di sè e della propria voce perché seguiva uno dopo l'altro i sentieri lungo i quali i suoi ragionamenti lo conducevano e non erano mai sentieri chiusi, mai escludenti o rigidi. L'unica opzione che non abbandonava mai era l'assunzione del punto di vista degli oppressi, non ideologica perché originantesi dall'assunto fondamentale della uguaglianza tra gli esseri umani e del diritto di ognuno di vivere libero da qualsiasi forma di dominio, politico, economico, sociale e culturale.


Era rigoroso, pretendeva rigore nella preparazione dei suoi studenti. Nell'esame che diedi insieme a lui, che non riuscivo ad amare interamente perché mi intimoriva, pur essendo affascinata dalla solidità e dall'impegnativo sogno di cui ci parlava, mi diede soltanto 29/30. Non ero stata abbastanza rigorosa, il  mio linguaggio, allora come ancora oggi, purtroppo,  un poco vago, incerto, dove invece sarebbe necessario modulare nei toni della forza, della determinazione, della precisione. Più del voto rimase l'esperienza e quelle riflessioni che me lo hanno sempre fatto apparire appartenente ad una minoranza grandiosa quella di coloro che non esitano a perdere privilegi, di qualsiasi tipo essi siano, per offrire agli altri strumenti utili per la propria liberazione.


Nel suo libro Educare: per quale società?, Cittadella, 1975. Vi è una descrizione magistrale e straordinaria del concetto di ideologia. Ogni volta che sento questa parola mi vengono in mente le sue parole semplici, forti e incancellabili. Di fronte al nulla di tutti coloro che sono convinti di conoscerne il significato.

3 commenti:

  1. Non riesco a leggere e a concentrarmi sul testo a causa dello splendore delle fotografie
    In modo particolare la seconda e la terza ma anche la curva che sta nella prima è una sorta di calamita. Sospetto che dipenda dalla luce di mare che sembra invadere lo spazio a partire da quel piccolo riquadro verdazzurro dello sfondo(al di là del guard-rail). Della seconda invece mi cattura la luce.
    La terza l'associo a Magritte. Pare uno scherzo della Realtà.Un gioco dell'Assurdo. Uno scoglio che galleggia? Una contraddizione in termini?
    Insomma ...pura filosofia

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  2. ciao, trovo bellissimo il tuo omaggio a Giulio. Per cio' ti segnalo che la tua testimonianza sarebbe gadita alla giornata di commemorazione di Giulio il 21 giugno a Roma. Per cio' contattami: yvan3001@gmail.com , aspetto la tua risposta con ansia!

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