martedì 20 dicembre 2011

Lavoro (L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro)

 Leggo su il manifesto di oggi che la Fornero sarebbe rammaricata dai "no" ricevuti dai sindacati all'eventuale modifica dell'articolo 18, e che la Marcegaglia, quella che sbandierava ai quattro venti la disponibilità della sua classe sociale al sacrificio del pagamento di una eccezionale tassa sul patrimonio, durante l'agonia, nostra, della  fine del governo Berlusconi; bene, la signora Marcegaglia ci deve aver ripensato e rispolvera la possibilità della distruzione dell'ultimo avamposto di democrazia rimasto in questo sfacelo economico politico ma soprattutto sociale, e se ne esce con : "Nessun tabù sull'articolo 18. La riforma del mercato del lavoro va affrontata con molta serietà, pragmatismo e senza ideologia. (...) La conflittualità non è più la strada per risolvere i problemi".
La nostra Costituzione è assolutamente e insopportabilmente ideologizzata, se ne deduce, poiché su di essa sono state fatte quelle leggi che miravano a tutelare i diritti dei lavoratori, riconosciuti, finalmente, cittadini, persone ed esseri umani.
Come nella migliore tradizione cattolica italiana, Berlusconi era diventato una schifezza da nascondere, nulla cambia nella politica del  governo attuale rispetto al precedente, se non nell'ordine e nell'adesione succube di ogni forza politica. La sinistra non è più una sinistra ideologica, non è più neppure sinistra.
Ho letto, anche, su uno dei blog che seguo, che, "la creatività è l'unica arma che ci rimane" per resistere, non soltanto per noi, ma perché la creatività apporta positività, sempre, cambiamento, anche lento e quasi invisibile. Perché se possiamo ancora aprire gli occhi e stupirci alla bellezza e farcene contagiare è la creatività che sta agendo in noi e se lavoriamo anche solo per noi ma con l'idea di salvaguardare quella bellezza che ci ha dato piacere, il mondo intero resiste alla distruzione.
L'opposto della creatività è la morte.


1 commento:

  1. Ti tocca ascoltare frasi assurde come "ce lo chiede l'Europa.
    Dobbiamo riformare il mercato del lavoro". Tanti giri di parole per significare che i "diritti dei lavoratori" sono considerati veri e propri intralci al mercato, al profitto, alla completa libertà dell'imprenditore di trattare il secondo elemento della produzione (ricordi la lezione di Karl Marx che aveva fin da subito individuato in Capitale e Lavoro i due fattori della produzione?), come un accessorio del processo produttivo. E' qui il conflitto radicale. Da una parte ci sono i movimenti sindacali e sociali che durante il '900 hanno ribadito che il lavoratore, ha un rilievo del tutto particolare rispetto agli altri fattori della produzione. E' per questo che nelle nostre leggi e nella Costituzione è stato sancito che il lavoratore deve avere una tutela e un rispetto, una dignità assolutamente prioritaria.L'uomo sta al centro di tutte le cose:questo è il messaggio che sta scolpito sia nella Costituzione e nello statuto dei Lavoratori del 1970. Ora invece questi presunti tecnici, liberisti, questi geniali economisti dei miei coglioni, sostengono che sarebbe una riforma, una modernizzazione irrinunciabile portare il rilievo del lavoratore e i suoi diritti al livello di un tornio, di un Tir, di un circuito elettronico.Niente e nessuno mi potrà convincere che basti truccare il linguaggio, le parole, la terminologia per cambiare la realtà dei fatti.
    Tu al posto di "reintroduzione dello schiavismo", usi la parola "riforma del mercato del lavoro", al posto di esproprio dei diritti del lavoratore considerato portatore di dignità umana, utilizza il termine "flessibilità dei processi produttivi". Al posto delle esigenze vitali del lavoratore comincia a parlare di tagli del costo del lavoro e vedi se non ti ritrovi a tuo agio nei nuovi teoremi di questi "tecnici apolitici" dei miei stivali.Vogliamo riconoscere che l'uomo ha un rilievo ben superiore alla macchina Che si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Vogliamo ammetterlo? L'umanesimo che ha contraddistinto l'Europa si sostanzia in questa precisa nozione. L'uomo è superiore in tutto e per tutto ad un attrezzo. A lui va riconosciuta dignità, diritti, tutela. Ti sei mai chiesta perchè nei dibattiti pubblici quando si chiede a questi sedicenti economisti se è bene globalizzare i diritti dei lavoratori dell'Occidente ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo, oppure importare lo sfruttamento selvaggio dell'uomo sull'uomo, presente in quei paesi, tutti affermano risolutamente(pure la FORNERO), che l'unica strada è estendere le tutele e i diritti (diritti presenti nella normativa sulla sicurezza, nelle norme anti-inquinamento, nelle norme sulla tutela del lavoratore dagli abusi) a tutti i paesi compresa la Cina.E poi invece quando si tratta di prendere provvedimenti concreti in quel senso, si fa l'opposto instaurando una deregulation selvaggia? Premesso tutto questo, ho ben chiaro che da questa linea non si ci può smuovere di un centimetro: l'articolo 18 è un baluardo non solo simbolico ma concreto. Tolto quello si aprirebbe la strada ad uno sfruttamento assurdo e insopportabile. Il datore di lavoro potrebbe licenziarti perchè sei iscritto al sindacato, oppure perchè hai gli occhi castani e non azzurri, perchè hai 40 anni e non 20.
    E allora chiediamoci tutti, vogliamo davvero un mondo di questo tipo? Un mondo dove soltanto ai datori di lavoro, sia concesso il completo libero arbitrio? Io la risposta la conosco e non da oggi. E' "NO"
    Io voglio un mondo e un futuro al cui centro stia l'uomo. Tutti gli uomini! Non solo quelli che fanno gli imprenditori, ma tutti gli uomini che lavorano onestamente, con impegno e passione.Un mondo a misura d'uomo. Non un mondo in cui l'uomo debba essere stravolto per conformarsi alla legge del profitto.
    Il lavoratore usa-e-getta è una aberrazione al pari dei campi di lavoro (e poi di sterminio) di goebbelsiana memoria.

    RispondiElimina