lunedì 17 dicembre 2018

Guerrillero, es que usted solamente es la poesia?



L'ho ritrovato ieri, molto impolverato, un poco mangiucchiato da chissà quale animaletto, alla fin fine, integro. Eccolo qui, sempre il Che










sabato 15 dicembre 2018

Gli anni

- Le persone così muoiono prima! -  ha detto  mia madre, questo pomeriggio. Stavamo ricordando mio padre, le sue qualità,

- Io sono come lui, - mi è sfuggito, - destinata a morire presto!? - 
Lo so, avrei potuto risparmiarglielo, ma ha colto un lato debole delle mie riflessioni di questo periodo, perché poi, alla fine, ne sono convinta anch'io e, forse, è una verità.  
Difficile da dire, si dovrebbero scomodare secoli e secoli di filosofia. 
Non so se nella storia del pensiero esista, o non mi viene in mente ora,  qualche teoria che affermi che l'uomo superficiale, mediocre, codardo, gregario, con la tendenza alla servitù abbia maggiore possibilità di una lunga vita. Se così fosse, è giusta l'affermazione di mia madre a proposito di suo marito. Perché lui era il contrario dell'uomo ipotizzato, era davvero coraggioso, era forte in quel modo che non rifiuta mai la tenerezza, era innocente e disarmato davanti alle ingiustizie sino a che, vinto lo stupore iniziale, non era in grado di raccogliere le forze per opporsi e combattere le ingiustizie che si trovava ad affrontare, nei propri e nei confronti altrui. 
A volte veniva tacciato di essere spirito ribelle ed estremamente orgoglioso e, chissà, forse, presuntuoso. Dimostrava di non voler sottostare a nessun potere che non ritenesse razionale e sensato, voleva capire cosa gli accadeva attorno e agire sulla base della propria responsabilità, non per quanto gli veniva ordinato. Questo era mio padre, che mia madre, questo pomeriggio ha ricordato, perché quando mi dice che ha dimenticato tutto, quando mi comunica, con un sorriso, che - la mia mente vacilla - io, è a lui che mi appello, a quello che è stato per noi, alla sua grande esistenza, alla gratitudine che ha lasciato nei nostri cuori che, credo, non si estinguerà mai, seppure all'età di 73 anni, nel lontanissimo 1986 ci ha lasciati… per poco, giusto il tempo di finire qui e di raggiungerlo. 




bibliomatilda's pic

Nel cuore e nella Storia

 
 
 
 
 
 
 
 
A fine gennaio, come tutti gli anni si commemorerà la Giornata della Memoria, siccome siamo convinti che l’attenzione agli eventi che quella giornata vuole promuovere la si debba avere 365 giorni l’anno, proponiamo, prendendo spunto dal libro in questione,  anche la lettura della ricostruzione della magnifica amicizia tra Jesse Owens, atleta afroamericano, vincitore di ben quattro medaglie d’oro nelle olimpiadi del 1936 e l’atleta tedesco, di “pura razza ariana” secondo quanto il regime nazista teorizzava, Carl Ludwig Long.
Dimostrazione meravigliosa di quanto i pregiudizi nuociano all’umanità in ogni periodo storico e di quanto essi possano essere combattuti e vinti esclusivamente dall’intelligenza, quella vera, quella consapevole del ruolo dell’istruzione e della maturità emotiva degli individui.
 

mercoledì 12 dicembre 2018

This Ain't California





si ringrazia per il video Movieclips Indie


sulla scia di personaggi di lingua tedesca del passato, ho trovato questo film di cui non conoscevo l'esistenza. A dire la verità, non solo di personaggi ma di luoghi e di idee sono sempre stata soggetta ad innamorarmi. La ribellione all'assurdità dell'ordine costituito, all'ipocrisia e alla falsità, alla mancanza di spirito critico e alla paura di essere sgraditi al potere mi ha sempre affascinato. Così, questi aspetti ho riconosciuto nella mia passione per la Germania e per la riscoperta recente di Berlino e di tutto quanto riguarda quella città. 
Per caso ho trovato in libreria, a viaggio concluso ormai da mesi, una bellissima Guida alla Berlino ribelle, con prefazione di Giuseppe Culicchia, i cui autori sono Teresa Ciuffoletti e Roberto Sassi. Non è solo una guida per visitare la città, è un'approfondimento della Storia che riguarda ogni singolo quartiere, ogni famoso luogo d'incontro tradizionale, per i quali sono passati e hanno vissuto uomini e donne tanto diversi e diverse tra loro, ma tutti fondamentali nella storia delle idee libertarie e dell'arte sovversiva del mondo. Così negli anni, nei diversi locali e nelle varie Strassen del quartiere Mitte si sono succeduti: Edvard Munch, August Strindberg, Karl Marx, Friedrich Engels, Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg, Bertolt Brecht, Marlene Dietrich, Bruno Bauer, Ludwig Feuerbach, David Strauss, Max Stirner. 

Il film, del 2012, di Marten Persiel, del quale ho condiviso il video postato su YouTube, parla degli anni Ottanta di Berlino Est, quando si diffonde anche da quella parte del muro la passione per lo skateboard
Attraverso quell'attività, si dice sulla guida:
... perché nella Germania Est d'inizio anni '80 sono praticamente introvabili (gli skateboard). Lo skateboard è un'attività "troppo americana" per essere incoraggiata oltre la cortina di ferro. Solatanto in un secondo momento, di fronte alla crescente popolarità di questa disciplina, il regime tenterà di inquadrarla all'interno delle sue associazioni sportive, ma con scarsi risultati: gli skater preferiscono provare i loro tricks in strada, senza allenatori e ansie da prestazione, senza dover competere o vincere per forza. Sono proprio l'affermazione di indipendenza e l'estrema spregiudicatezza a rendere questi giovani, benché privi della coscienza politica di un movimento di opposizione, dei veri ribelli.

Insomma, la notizia dell'esistenza di questo film mi ha incuriosito molto anche perché credo possa servire a comprendere meglio quella tendenza alla dissacrazione, al disordine, all'accumulo di immagini differenti che si riscontra sui muri, sulle facciate dei palazzi, nei cortili e sui portoni della antica Berlino est. E' la rivolta verso un'ordine imposto e non condiviso, è la rivolta verso il tentativo di chiudere con frontiere più o meno materiali un universo che si pretendeva fosse privo di disomogeneità,  Chiaramente impossibile!





Bellissima la locandina in italiano trovata su internet.

E questa è la copertina della guida

 

 

lunedì 10 dicembre 2018

Gerda Taro

Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque .


Che bella Gerda Taro. Ne ho sentito parlare per la prima volta in uno di quei programmi bellissimi che mandano su RAI 5, dove vengono utilizzati diversi linguaggi grafici, mischiati, abbinati tra loro, in modo che al cinema d'animazione si sovrappone un video d'epoca, le foto originali si sviluppano in un disegno che diventa animato realizzando episodi della vicenda narrata dalla voce fuori campo.
E' lì che ho scoperto quella giovane donna attorno alla quale si addensavano, negli anni del primo dopoguerra, eventi storici e personali grandiosi e terribili, durante i quali essere protagonisti poteva significare, al contempo, una grande fortuna o un'immensa tragedia. Erano protagonisti i cittadini tedeschi di religione ebraica, ad esempio, erano protagonisti in quanto vittime, erano protagonisti in quanto al centro della follia nazista e fascista che per tutti gli anni trenta imperversava in Europa, creando migliaia di esuli che si concentravano, prevalentemente, in Francia, nella Francia del Front Populaire.
Il libro appena finito di leggere è quello, La ragazza con la Leica, di Helena Janeczek.
Viene ricostruita, insieme alla vita di Gerda Taro e di Robert Capa, quella dei loro amici e compagni fotografi accomunati tra loro non solo dall'amicizia, dall'amore, dalla giovinezza e dall'attività che svolgevano, ma anche e, forse, prevalentemente, dalla loro profonda fede antifascista e antinazista; erano accomunati dalla consapevolezza del pericolo al quale erano direttamente esposti ma anche dal coraggio del voler combattere, a loro modo, quella mostruosità che si veniva delineando in quegli anni in Europa. Gerda Taro era stata, prima, allieva e subito dopo amante amata di Robert Capa, il cui vero nome era Endre Friedmann. Lui di nazionalità ungherese inizia da giovanissimo ad opporsi ai governi di estrema destra del suo paese, in seguito a ciò costretto a rifugiarsi prima a Berlino poi a Parigi dove incontra Gerda.

Helena Janeczek riesce con un'attenzione appassionata e precisa a ricostruire moltissimi dei legami che univano in quegli anni non solamente le persone ma anche le idee, i paesi europei, le lotte. Fornisce nel suo racconto, del quale Gerda Taro è la bellezza e l'energia unificante, un quadro diverso rispetto a quello cupo e senza speranza della storia ufficiale di quegli anni. Leggendolo ci si rende conto che dovevano essere vere entrambe le cose. Esisteva il male, la follia, le persecuzioni, le incommensurabili ingiustizie, la paura, la morte provocata da regimi totalitari disumani ma esisteva in molti la volontà di resistere, di opporsi, di combattere. Simbolo di questa dimensione è la guerra combattuta in Spagna tra il 1936 e il 1939 tra golpisti fascisti e repubblicani. A combattere in Spagna confluirono uomini e donne da diverse parti del mondo. Molti e molte di loro, tra essi Ernest Hemingway, Robert Capa e Gerda Taro, appunto, vi si recarono per documentare quella guerra, per far sì che il mondo conoscesse gli orrori di ogni lotta fratricida, come ogni guerra è.
E così, tra attività lavorative normali svolte nella Parigi ancora libera del Fronte Popolare, i café di Montmartre e i resoconti fotografici e giornalistici delle zone di guerra spagnole si svolgeva la vita di Gerda Taro e dei suoi amici e compagni, sino ad un giorno di luglio del 1937, a Brunete, quando Gerda, a 27 anni termina la sua giovane vita travolta da un carro armato in fuga.







Anche sugli autori delle foto qui pubblicate vengono, nel libro, fatte delle ricostruzioni romanzate. Quella qui sopra è attribuita a Gerda stessa, non solo dall'autrice del libro in questione.  Mostra Robert Capa con una cinepresa da 16 mm. sulla quale Helena Janeczek ipotizza una possibile verità.


Le foto di Gerda Taro alla macchina da scrivere dovrebbero essere state scattate da Fred Stein, fotografo che insieme alla moglie Lilo, ospitò Gerda a Parigi, nella loro casa di Montmartre.


Sempre di Fred Stein è la foto che ritrae Gerda e Robert ad un tavolino del cafè Dome, frequentatissimo dai giovani intellettuali esuli. Quanto una fotografia possa dire dei soggetti ripresi, Helena Janeczek ce lo racconta in modo appassionante, riflettendo e ipotizzando sui sentimenti e le emozioni dei protagonisti della foto.
Se Stein non avesse creduto di aver fermato un istante veritiero sui loro volti, la foto del Dome sarebbe forse sprofondata nel limbo dei negativi che non assurgono a immagini, e invece ora puoi guardarla anche tu, come se il tempo trascorso da quell'attimo non esistesse.

Immagina, Helena  Janeczek, il momento nel quale, andando via dalla Parigi occupata, i fotografi amici di Gerda e Robert, e Robert Stesso stesso, debbano scegliere cosa salvare, cosa affidare ad altri, cosa regalare. Gli ultimi capitoli del libro sono illuminanti della concitazione, della fortuna di alcuni come della sfortuna di altri, alla vigilia dell'occupazione tedesca di Parigi. Gli ebrei tedeschi, quelli polacchi, quelli ungheresi perdono la loro condizione di privilegio che li aveva condotti in salvo nella Francia del Fronte Popolare. Quelli di nazionalità tedesca, addirittura, saranno visti come nemici sia dai francesi in quanto appartenenti alla nazionalità dell'esercito invasore, e dai tedeschi ai quali sono riusciti una prima volta a sfuggire. Vittima di questo momento di confusione e panico è Walter Benjamin, che convinto di non riuscire a salvarsi, si suicida a Port Bou, nel sud della Francia, il 26 settembre del 1940.

Prima ancora che tutto avenisse, che Gerda morisse a Brunete, assistiamo al dialogo tra Fred e Lilo Stein che nello sviluppare i negativi delle foto recentemente scattate, testimoniano un momento  del legame tra Robert e Gerda. Un momento di normalità:
Fred tocca il braccio di Lilo e lei risponde che è proprio vero: "André è venuto così com'è. Potere dell'amore e del fotografo che l'ha colto al volo".
"Facciamo subito una stampa, così gliela porto." Lilo, aspettando di estrarla, la guarda meglio. "E Gerda?"
"Gerda, perché?"   "Non è venuta bene"
"La foto sì" ribatte Fred. "E poi quante gliene ho fatte dov'è stupenda, spiritosa, insomma Gerda ..."   Fred ora riconsidera il ritratto da quell'ineluttabile prospettiva femminile. Il berretto che copre i capelli taglia la fronte accorciandola e accentua la sporgenza del naso dritto. E quelle guanciotte da cricetto. Gli occhi chiusi, l'ombra della visiera che crea quasi l'effetto di un doppio mento, e lei tiene tanto alla sua linea. Gerda che appena sveglia faceva gli esercizi di ginnastica nel loro salotto, croce e delizia degli altri inquilini. [...] Ora è Lilo a ribadire che va consegnata, quella fotografia. E' bella, un bel ricordo, un bel gesto di amicizia, cosa che una persona vanitosa, ma per niente sciocca, sa riconoscere di certo. 



Tutte le foto sono state ricavate da internet. Questa che ritrae Robert Capa, ben vestito, con i capelli ben pettinati, mi è sembrata molto bella, però non sono riuscita a capire chi ne sia stato l'autore. Bellissima anche la successiva di Gerda, anche di questa mi è sconosciuto l'autore. E' sicuramente vero che si impara ad amare i personaggi dei romanzi ben scritti.



Avevamo un'amica in comune che è morta in Spagna. Oggi nessuno sa più chi era Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perchè Gerda era una compagna, una donna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera, diciamo libera sotto ogni aspetto.


Insomma è davvero  un bel libro pieno di allegria e furore, di energia e di ingiustizia, di dolore e di gioie, che aiuta ad amare questa vita tanto contraddittoria e spesso inspiegabile se non attraverso i sentimenti, i ricordi, la scrittura, la volontà di comprendere nonostante tutto e di amare la bellezza di quanti provano a far esistere i propri sogni.


tutte le citazioni da:

Helena Janeczek,
La ragazza con la Leica,
Guanda, 2017


Leggete qui , per la ricostruzione della vita e del lavoro di Gerda Taro, bellissimo articolo di Diego Lorenzi e un'altro di Anna Trevisan.

Qui  troverete invece il sito ufficiale di Helena Janeczek.