giovedì 21 giugno 2018

Ad una mia amica


Non sono facili i rapporti tra umani.
Non si creda quelli con se stessi siano più semplici.
Non crediate neppure che col tempo, acquistando età, man mano che si perde giovinezza, questo tipo di relazioni si semplifichi, che ognuno conquisti, senza sforzo alcuno, la dose sufficiente di saggezza per fare sì che i muri vengano abbattuti, le mani possano intrecciarsi con complicità e rispetto, gli occhi incontrarsi aperti dimenticando gli sguardi obliqui e sfuggenti. Non è neppure naturale della maturità, cosidetta, il coraggio, la mancanza di paura e di pregiudizio, non è processo inevitabile di ogni crescita umana quello che conduce all'empatia, alla consapevolezza del comune destino ultimo degli umani, non è processo congenito quello che riduce l'angoscia nei confronti dello sconosciuto, e neppure lo è quello che aumenta, col tempo, la fiducia in se stessi, seppure l'esperienza aiuti soprattutto in quest'ultima impresa. Ma è necessario provarsi, sfidare se stessi, meglio, sfidare le proprie paure, i propri tabù, i propri incubi più nascosti. Mettere in discussione sicurezze antiche potrebbe essere auspicabile, a meno che non si sia certi che non sia in esse la sorgente dei limiti alla nostra azione nel mondo.

Non è facile neppure abituarsi all'idea che persino quanto siamo convinti di riconoscere come amore costituisca parte delle nostre gabbie più forti. L'amore filiale, l'amore genitoriale, l'amore fraterno, i legami sentimentali, ognuno di essi, in ognuno di noi, può produrre connessioni malate, malate in quanto non generano benessere, non generano equilibrio ed armonia interiore, non generano amore, rispetto e fiducia verso se stessi, verso quanto e chi ci circonda.

Può accadere, persino, che più si acquisisca saggezza, più ci si senta isolati, se non ostacolati; può accadere persino che il perseguimento di un atteggiamento disinteressato e in armonia con i propri doveri generi invidia e ostracismo. Infinite sono le possibilità.

Sono affrontati tutti, questi temi, come molti altri, nel libro di Rupi Kaur, milk and honey, edito in Italia, dalla casa editrice TEA nel 2017.
Rupi Kaur, giovane scrittrice (1992) indo-canadese, esordisce con i suoi aforismi, le sue poesie, le sue riflessioni, con i suoi disegni e le sue fotografie, sulle piattaforme del web. Su Wikipedia si dice che la prima fu Tumblr, nel 2013, per approdare più tardi su Instagram. E' proprio su Instagram che nasce, o meglio, si delinea la sua volontà di scrivere e di raccontare, attraverso la sua scrittura, la sua ribellione di giovane donna al mondo e al suo sistema di valori tradizionale nella considerazione della condizione femminile.
La gran parte della critica è concorde nel classificare il pensiero espresso dai suoi scritti all'interno dell'universo simbolico femminista, di esso ritroviamo, persino nella divisione che l'autrice fa del suo libro in  ferire, amare, spezzare, guarire, un'esperienza universale ma narrata al femminile, da parte di una persona che di quelle esperienze è stata certo diretta o indiretta protagonista. Quindi se è vero che molti dei meccanismi interpersonali descritti, e dei sentimenti ad essi collegati, sono universali, l'esperienza che li narra è femminile. Le semplici parole utilizzate, parlano in modo diretto a emozioni comuni, in quanto comuni fondamentali, alle donne non consenzienti agli stereotipi imposti loro da interessate e impaurite visioni del mondo maschili.




il ferire

avevi tanta paura
della mia voce
che ho deciso di averne
paura anch'io





                                                                                                mi inchiodavi
                                                                                                le  gambe
                                                                                                al suolo
                                                                                                con i tuoi piedi
                                                                                                e pretendevi
                                                                                                che mi alzassi




mi apri con due dita e io sono più che altro sconvolta. è
come gomma contro una ferita aperta. non mi piace.
cominci a spingere sempre più veloce. ma io non sento
niente. mi esplori il viso in cerca di una reazione perciò
comincio a fare come le donne nude dei video che
guardi quando credi che nessuno ti veda. imito i loro
gemiti. vuoti e affamati. mi chiedi se godo e io dico
con tanta rapidità che sembra una risposta a
pappagallo. la recitazione, però. non la noti.




l'amare 

la sola idea di te
mi divarica le gambe
come un cavalletto con una tela
che implora arte




                                                                                              non voglio averti
                                                                                              per riempire i vuoti in me
                                                                                              voglio essere piena già di mio
                                                                                              voglio essere così completa
                                                                                              da poter illuminare una città intera
                                                                                              e dopo
                                                                                              voglio averti
                                                                                              perché noi due messi insieme
                                                                                              potremmo incendiarla




lo spezzare

eri talmente distante
che mi sono scordata che c'eri




                                                                                            hai passato abbastanza notti
                                                                                            con la sua virilità arricciata fra le tue gambe
                                                                                            da dimenticare com'è la solitudine




se me ne sono andata non è perché
avevo smesso di amarti
me ne sono andata perché più
restavo meno
amavo me 




non sei tu a
dover farti volere
sono loro a dover volerti


                                                                                             quando sei a pezzi
                                                                                             e lui ti ha lasciata
                                                                                             non domandarti
                                                                                             se sei stata
                                                                                             bastevole
                                                                                             il problema era
                                                                                             che lo eri a tal punto
                                                                                             che lui non è riuscito a reggere



perfino quando spogli lei
sei in cerca di me
scusa se ho
un così buon sapore
quando voi due
fate l'amore è
sempre il mio nome
a sfuggire inavvertitamente
alla tua lingua



quel che più mi manca è il tuo modo d'amarmi. ma
quel che non sapevo era che il tuo modo d'amarmi
dipendeva largamente dalla persona che ero. era un 
riflesso di tutto ciò che ti davo. adesso ricordo. come
ho fatto a non accorgermene. come. forse mi 
crogiolavo nell'idea che nessun altro mi avrebbe amata
in quel modo. laddove ero io a insegnare a te. laddove
ero io a mostrarti come riempirmi. nel modo in cui 
avevo bisogno di essere riempita. quanto mi sono
trattata male. a dare a te il merito del mio affetto solo
perché l'avevi sentito tu. a pensare che fossi tu a darmi
forza. intelletto. bellezza. solo perché tu notavi queste
cose. come se non fossero già state in me prima che ti
conoscessi. come non le avessi conservate dopo che
te ne sei andato. 


te ne vai
ma non rimani via
perché fai così
perché
abbandoni la cosa che vuoi tenere
perché ti trattieni
in un posto in cui non vuoi stare
cosa ti fa pensare che sia giusto
andartene e tornare al tempo stesso.




il guarire

voglio scusarmi con tutte le donne
che ho definito belle
prima di definirle intelligenti o coraggiose
scusate se ho fatto figurare
le vostre capacità innate
come le prime di cui andar fiere quando il vostro
spirito ha sbriciolato montagne
d'ora in poi dirò cose come
siete resilienti o siete straordinarie
non perché non vi ritenga belle
ma perché siete ben più di questo  








milk and honey,
Rupi Kaur,
Tea, 2017

I disegni pubblicati sono quelli dell'autrice che accompagnano i suoi brevi componimenti.
Quelle scelte in questo post lo sono state pensando a lei, ai suoi silenzi, alle sue timide affermazioni di esistenza . . . ma può anche darsi, però, che io mi sbagli, che non abbia capito nulla di lei, che sia lontana, più di quanto non pensi dalla sua anima. Eppure, questo vorrebbe un abbraccio sincero e forte.

venerdì 8 giugno 2018

Linus in biblioteca


Che bellezza linus! Raccolta mensile di fumetti da tutto il mondo, nata in Italia nel 1965.
Fondata da Giovanni Gandini e pubblicata, al suo esordio, dalla casa editrice Milano Libri.
Il titolo che Gandini scelse per la sua rivista a fumetti fu quello di uno dei personaggi principali dei Peanuts statunitensi, che lui ebbe il merito di far conoscere al pubblico italiano.
Il primo numero di linus venne pubblicato nell’aprile del 1965. Esso conteneva un’ intervista, diventata con il tempo famosa e infinite volte citata, di Umberto Eco a Elio Vittorini e Oreste del Buono, quest’ultimo per la prima volta direttore di linus dal 1971 al 1981.




https://bibliotecaliceofigari.wordpress.com/2018/06/08/linus/

lunedì 4 giugno 2018

Amore mio

Il titolo del presente articolo corrisponde a quello dell’importante progetto nato due anni fa per iniziativa di due giovani insegnanti, Alessandra Flore e Kety Gerano, una della scuola primaria e l’altra della secondaria superiore. Progetto ambizioso e includente, nel senso che ad esso hanno aderito molte delle istituzioni territoriali della provincia e del Comune di Sassari. Le due insegnanti, con esperienza maturata nel campo del contrasto alla violenza di genere nei servizi e nelle strutture territoriali  del Comune di Sassari, hanno ben pensato di coinvolgere, in modo il più capillare e continuativo possibile, venti scuole del territorio in attività di formazione rivolte al personale docente, durante il primo anno, per continuare, in questo secondo anno, con il coinvolgimento di un campione di studenti, differenziato per i diversi gradi di scuola.

da qui



venerdì 1 giugno 2018

Svuotando cantine


La nostra biblioteca accetta donazioni, di qualità però! Chi stabilisce la qualità delle donazioni? Un termometro che misura la passione e la mancanza di interesse personale di coloro che le offrono. Così, vengono rigettate le donazioni fatte al solo scopo di liberarsi di materiale documentario ritenuto di scarso valore con lo scopo ultimo di liberare qualche scaffale di casa, mentre vengono accettate quelle createsi sul perseguimento di un affetto, che hanno accompagnato una storia personale, che sono cariche di ricordi e di emozioni. Difficile possano esserci donazioni con tali caratteristiche, non impossibile. Impariamo a promuoverle, consapevoli dei possibili errori di valutazione, altrettanto consapevoli, però,  delle potenzialità di crescita culturale e umana che l’interesse attorno alla biblioteca e alle sue attività detiene. Secondo questa visione la biblioteca dovrebbe diventare luogo di incontri e di raccolte, entrambi, però, non esclusivamente materiali e tantomeno (esclusivamente) virtuali, nel senso di digitali, bensì, crocevia di relazioni umane, di racconti di esperienze, di parole scambiate, di libri letti, raccontati, regalati, presi in prestito, adottati a far parte dell’universo spirituale di ognuno.

da qui:

https://bibliotecaliceofigari.wordpress.com/2018/06/01/dylan-dog/